1864. Nasce la Pia Unione contro la bestemmia e il turpiloquio

STORIA

6/22/20263 min read


Era il 1864 quando nasceva la Pia Unione contro la bestemmia e il turpiloquio, all’interno della Congregazione Prima Primaria, istituita nel 1563 per opera di un gesuita nell’allora Collegio Romano, antenato dell’attuale Pontificia Università Gregoriana.

Sono gli anni del pontificato di Pio IX, ben noto non solo per alcune riforme liberali che favorirono i moti e l’unificazione d’Italia, ma per l’enciclica Quanta cura contenente il Sillabo, un elenco di alcune proposizioni che rispecchiavano gli errori ideologici della cultura del tempo.

Stupisce la modernità di tanti richiami del pontefice. Ne citiamo uno particolarmente attuale: l’illusione che la volontà del popolo – la democrazia – sia sciolta da qualunque diritto superiore, naturale o divino e il conseguente rischio che tale convinzione crei una società il cui unico proposito sia quello di “acquisire e di accumulare ricchezze”. Come non leggere in queste parole i fatti della nostra epoca? Stati come la Francia e il Lussemburgo che considerano l’aborto un diritto costituzionale? La logica economica che sembra pervadere ogni ambiente della società provocando storture e inuguaglianze?


Nello stesso anno in cui vedeva la luce questa enciclica finalizzata a mettere in guardia la Chiesa dagli inganni della società liberale e progressista, nacque la Pia Unione contro la bestemmia.

Nel suo Regolamento si legge a chiare lettere il suo obiettivo principale: “Onorare in modo specialissimo Gesù Cristo Nostro Signore ed impedire, e riparare gli oltraggi, che gli si fanno particolarmente colle bestemmie, e con parole oscene, e generalmente ogni sorta di discorsi irreligiosi e libertini”.

Online è possibile consultare il documento del 1868 con cui la Pia Unione si rivolge al Papa per chiedere l’introduzione di alcune modifiche statutarie (qui).

In questo documento, il regolamento è preceduto da una breve analisi della società che sottolinea come già all’epoca questa si stava allontanando dalla fede e da Dio, per mezzo innanzitutto della cultura (l’educazione, i teatri, i libri, i giornali, le stesse arti liberali).

L’introduzione, inoltre, evidenzia il potere delle parole nel veicolare una determinata mentalità, ricordando come Gesù - definito proprio Logos da Giovanni (parola) - abbia diffuso il messaggio di salvezza tra gli uomini grazie alla predicazione degli apostoli.

Allo stesso modo, nella società laica spesso ostile al cristianesimo, il pensiero contro Dio si propaga grazie alle parole di uomini, che in modo più o meno consapevole collaborano con il Maligno. È chiaro che la bestemmia rientra in questa forma di deleteria propaganda, perché induce gli uomini a dimenticare e rinnegare l’amore di Dio, il suo volto di Padre, volto che Gesù ci è venuto a rivelare con la sua morte in croce.

Pensiamo attualmente anche alla battaglia per il politicamente corretto che si concentra proprio sul controllo delle parole con lo scopo di manipolare la mente. Nello stesso modo, nel romanzo distopico di George Orwell, il Grande Fratello puntava alla creazione di una neolingua, caratterizzata da pochi vocaboli che rendessero impossibile tradire od opporsi persino mediante il pensiero.

L’analisi del documento continua mettendo in luce il legame tra parole e comportamenti. L’abitudine, o la “moda” (come viene definita nel documento), a parlare male di Dio porta l’uomo a mutare i propri comportamenti e ad abbandonarsi “al mal costume”.

Sembra di sentire l’eco di un passo del Vangelo che ci ricorda lo stretto legame tra parole e anima: “L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Lc 6,45).

In seguito, l’individuo, allontanatosi dal bene, comincia a maturare una profonda insofferenza verso gli insegnamenti della Chiesa fino a “volgerle dispettosamente le spalle discredendone i dogmi”.

Un’analisi perfetta che pare descrivere i lineamenti della società del terzo millennio.

Nella parte finale, la prefazione illustra la richiesta di modifiche statutarie rivolta al Papa col fine di condividere l’opera di contrasto alla blasfemia con più persone possibili, a partire dalle congregazioni e dalle comunità. La scintilla accesa dalla Pia Unione avrebbe così potuto far scoppiare un salutare e benefico incendio.

Con amarezza constatiamo che così, però, non accadde perché nei primi decenni del Novecento la Pia Unione cessò di operare.

Alcune domande sorgono spontanee: come mai se la bestemmia è ancora una piaga della nostra società non fu dato seguito a questa lodevole iniziativa? Perché è così difficile far comprendere ai credenti che il disprezzo del nome di Dio non è problema secondario? Perché si fatica a trovare operai per questa nobile missione?

Certo, qualche risposta si potrebbe dare e aprirebbe a interrogativi su questioni più ampie e più profonde.

Quello che rincuora è l’illuminata decisione di Papa Pio IX che credette nell’importanza di difendere il santo nome di Dio nonostante fosse afflitto da questioni che molti riterrebbero più importanti: lo Stato Pontificio aveva appena perso alcuni territori a causa della spedizione dei Mille e dell’intervento dei Savoia, la nascita dell’Italia nel 1861 faceva presagire la prossima fine dello Stato della Chiesa, nel 1862 Garibaldi tentò di marciare contro Roma.

Così, il suo esempio sembra dire anche a noi che questa missione è giusta. Di fronte alla crisi economica, politica e sociale che attanaglia l’Italia e il mondo, la risposta non può essere che quella di crescere nella fede in Dio, di onorarlo con la nostra vita, con le nostre azioni, le nostre scelte, le nostre parole.

Rispetta il nome di Dio

Combatti la bestemmia insieme a noi!

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