Catechesi sulla bestemmia di Padre Livio Fanzaga

LINK UTILI

1/19/20262 min read

LA BOCCA ESPRIME CIÒ CHE DAL CUORE SOVRABBONDA

La catechesi di Padre Livio fa parte del ciclo di trasmissioni dedicato al libro “I dieci comandamenti” (Ed. Sugarco 2001) e, come è facilmente intuibile, affronta il secondo di essi - “Non nominare il nome di Dio invano” - anche alla luce del Catechismo della Chiesa cattolica.

Padre Livio tratta il tema della blasfemia sotto diversi punti di vista, evidenziando come le nostre parole esprimano quello che abbiamo realmente nel cuore: “La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Mt 12,34).

Pertanto non è possibile sottovalutare la bestemmia, giustificando chi in Italia, in particolare in alcune regioni, ha contratto questa deplorevole abitudine, perché quello che l’uomo dice manifesta i suoi sentimenti più profondi. Quindi – continua padre Livio citando alcune parole del card. Newman - se davvero tutti noi avessimo compreso la maestà di Dio e fossimo certi della sua presenza ci rivolgeremmo a Lui con rispetto, benedicendolo e non ingiuriandolo.

Con la schiettezza che è tipica del direttore di Radio Maria, egli sottolinea anche come la bestemmia, pronunciata con la consapevolezza di offendere Dio, sia un modo per prestare la lingua a Satana, dal momento che il Maligno odia il Creatore.

E che la blasfemia sia un peccato grave ne è prova anche il messaggio della Madonna a La Salette nel 1846 (apparizione approvata dalla Chiesa cinque anni dopo). Si riporta per chiarezza il brano a cui la catechesi si riferisce: “Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere”: è questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio! […] Anche i carrettieri non sanno che bestemmiare il nome di mio Figlio […] Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio “.

Padre Livio, inoltre, dedica particolare attenzione al tema della testimonianza e della corresponsabilità, riferendosi al noto passo di Matteo: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.

Il nostro atteggiamento, infatti, dovrebbe spingere chi è accanto a noi a benedire Dio perché la nostra fede produce frutti di bontà. Se invece il nostro prossimo nota delle grandi incoerenze o è da noi esasperato, potrebbe essere spinto ad offendere quel Dio in cui noi diciamo di credere.

Nella stessa maniera, dal modo in cui noi pronunciamo il nome di Dio (della Madonna e dei Santi), tutti dovrebbero comprendere il nostro affetto e il rapporto profondo che abbiamo con loro. È sufficiente pensare al tono col quale solitamente nominiamo le persone che amiamo.

Infine, Padre Livio nota alcune sfumature stonate nel modo di approcciarsi al sacro: i simboli della fede talvolta ostentati con poco rispetto (un crocifisso abbinato ad un vestito particolarmente provocante), una barzelletta raccontata anche tra “gli addetti ai lavori” in cui Dio appare un po’ troppo umanizzato e desacralizzato o il nome di Gesù nominato, a sproposito, in un momento d’ira.

Concludiamo questa sintesi dall’insegnamento di Radio Maria, riportando (e condividendo) il simpatico augurio del direttore che auspica “un bel bucato del nostro linguaggio”.

Ascolta la catechesi di Padre Livio
Link