Combattere la bestemmia a scuola? È possibile
TESTIMONIANZE
6/7/20263 min read


Sono una docente delle scuole superiori e ho lavorato in diversi istituti, anche i più difficili, in cui il linguaggio pare essere l’ultimo problema. In realtà, ho sempre pensato che un vero educatore dei giovani, persino di quelli più problematici, non potesse ignorare le parole con cui i ragazzi esprimono i propri pensieri e sentimenti.
Così, ho cercato nel mio piccolo, di far rispettare le norme per un linguaggio civile, a partire proprio dalla stigmatizzazione della bestemmia. Non è stato semplice. Spesso mi sono trovata ad essere l’unica educatrice a richiamare al rispetto del nome di Dio e tante volte mi sono sentita rispondere: “Ma prof, anche alcuni docenti bestemmiano”, “qui tutti bestemmiano”.
Devo dire che nelle scuole in cui le regole non erano osservate e le note disciplinari non producevano grandi effetti, il motivo per cui alcuni studenti imparavano a non bestemmiare in mia presenza era il rispetto che avevano verso la mia persona. Capivano che Dio era importante per me e cercavano di astenersi dall’offenderlo. Anche questo, a parer mio, è un risultato. Far capire ai giovani che Dio è importante per qualcuno è già una buona testimonianza.
La scuola in cui attualmente lavoro è diversa. Gli studenti temono i provvedimenti disciplinari, strumenti che noi insegnanti dovremmo utilizzare anche per combattere questo vizio.
Inoltre, i miei alunni .comprendono subito la sacralità che Dio ha per me e - davvero ringraziando il Cielo - non sono quasi mai dovuta intervenire per difendere il suo santo nome.
Due episodi di questa mia missione sono particolarmente significativi e vorrei condividere con voi.
Ero appena arrivata in un nuovo istituto e stavo passeggiando in un corridoio. Ad un tratto sento delle bestemmie provenire da un’aula: era la voce di un adulto, quello che sarebbe dovuto essere un educatore. Non lo conoscevo ma istintivamente sono entrata in quell’aula in cui c’era solo lui e un collega e, in modo sgarbato e irruento, l’ho rimproverato richiamandolo al suo ruolo. Ripensandoci, non avrei potuto scegliere un modo più sbagliato per intervenire: con rabbia, quasi con maleducazione. So bene invece che Dio ci chiama ad avere misericordia e a correggere i fratelli, qualora sia necessario, con grande mitezza.
Il collega non mi ha risposto e io me ne sono andata. Qualche settimana dopo, un altro collega mi ha avvicinato. L’accaduto era giunto alle sue orecchie e ci teneva a dirmi che quel collega - noto per le sue ripetute bestemmie, per le quali probabilmente nessuno della scuola aveva mai pensato di rimproverarlo – aveva smesso di bestemmiare.
Per me è stata la prova che Dio opera attraverso anche le nostre fragilità e debolezze. Umanamente quell’intervento era stato sbagliato e frutto della mia impulsività. Dio, però, aveva usato anche quel mio limite per toccare in qualche modo una persona o, comunque, per impedire che venisse ancora dato un così triste esempio ai giovani.
Il secondo episodio riguarda i ragazzi. Qualche anno fa mi è capitato di accompagnare due classi in viaggio d’istruzione all’estero. Accompagnavo la mia classe e altri ragazzi che non conoscevo. Mi sono accorta subito che questi studenti bestemmiavano e che i loro docenti non dicevano loro nulla. A quanto pare era un’abitudine per i quali avevano raramente ricevuto un richiamo. Così mi sono presa l’ingrato compito di rimproverarli, cercando di farli ragionare. I ragazzi un po’ scherzavano, un po’ continuavano a bestemmiare, un po’ tentavano di trattenersi.
Durante il viaggio di ritorno in pullman, i rappresentanti delle classi hanno fatto al microfono i loro ringraziamenti e alcune riflessioni. Con mio grande stupore, il ragazzo che rappresentava la classe “incriminata” ha deciso di esternare la propria soddisfazione per aver capito che era possibile non bestemmiare, quando lo si voleva, anche solo per rispetto nei confronti di una professoressa. Nelle settimane successive alcuni alunni di quella classe sono venuti a cercarmi e a salutarmi, manifestando la loro simpatia verso di me.
Ringrazio il Signore per questi piccoli frutti. I giovani, in fondo, sono assetati di bene e verità, riconoscono quando un rimprovero è giusto e nasce dal desiderio di bene. Sicuramente questi ragazzi non hanno smesso di bestemmiare ma almeno per qualche giorno hanno riflettuto su questo vizio e, forse, un domani, questi fragili e minuti semi potranno, con l’aiuto di Dio, germogliare
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
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