Di fronte al dolore, la potenza della lode

LETTURE UTILI

8/3/20263 min read

Quante volte è capitato di sentire pronunciare una bestemmia per futili motivi o addirittura senza alcuna ragione? Un ciclista intravede un pedone che attraversa la strada sulle strisce e che lo costringe a fermarsi, un passante rischia di inciampare, a uno studente sfuggono gli auricolari che cadono per terra e, ancora peggio, uomini e donne in compagnia bestemmiano mentre ridono spensierati con in mano il loro drink.


Talvolta però l’offesa a Dio è il modo in cui chi soffre e vive un problema grande cerca di rispondere al dolore e alla frustrazione. Lì il motivo che spinge alla blasfemia si fa più serio ed è in quei momenti che bisogna cambiare prospettiva. Esiste forse un modo diverso di reagire alla sofferenza? L’unica reazione possibile è quella di insultare il nostro Creatore?

Sicuramente, da cristiani, possiamo rispondere che la prima scelta a nostra disposizione è quella della preghiera di supplica. Dio ci è padre e ascolta sempre il grido che sale al Cielo anche se il suo modo di rispondere spesso ci spiazza e non corrisponde alle nostre aspettative.


Il libro La potenza della lode, che vi consigliamo oggi, fa un passo in avanti, un passo su una strada stretta, quella che Gesù indica a chi vuole seguirlo. L’autore, Merlin Carothers, un predicatore evangelico fondatore della Foundation of Praise, propone qualcosa che in parte stride col nostro senso comune e che pare assurdo: lodare e benedire il Signore proprio per

quelle cose che ci fanno soffrire, con la consapevolezza che quanto accade nella nostra vita fa parte di un progetto di amore.

Com’è possibile però lodare Dio per la propria figlia che fa la ballerina in un night? O per una figlia con gravi problemi mentali? Come ringraziare Dio per un padre alcolista o per il marito che sceglie il divorzio? Così si interrogano i protagonisti delle testimonianze che aprono il libro.

Potrebbe apparire blasfemo benedire Dio per il dolore che tocca la nostra vita, come se gli stessimo attribuendo la causa dei nostri mali. In realtà – spiega Carothers – lodare Dio per quanto ci capita significa che accettiamo la sua volontà, che crediamo nella sua capacità di far concorrere al bene ogni aspetto della nostra vita.

Compiere questo atto di fede manifesta anche la consapevolezza che non siamo in grado di comprendere tutto e che le sue vie sovrastano le nostre vie (cfr Is 55,9).


Qual è dunque il primo effetto di questo cambio radicale di visuale? Sicuramente la pace e la gioia, frutti dello Spirito. Se dalle lamentele ci si converte alla lode anche per gli aspetti più sgradevoli della nostra vita, ci si accorgerà presto che la croce pesa di meno: “Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore”. (Sal 37,4).

In seguito, nelle testimonianze che Carothers riporta, Dio interviene in maniera straordinaria. La figlia ballerina viene evangelizzata da un giovane proprio nel night in cui lavora, la ragazza malata guarisce, il padre alcolista decide di cambiare vita, il marito sceglie di rimanere fedele a sua moglie.

Pare magia. In realtà è la conseguenza di una preghiera pronunciata con fede. Sì, quella fede di cui parla Gesù e che può anche spostare le montagne. Una fede capace di fidarsi di Dio anche nelle vie più oscure, che permette di pregare nella pace e non nella disperazione. La disperazione, infatti, è la negazione della speranza e, se uno non spera in Dio, significa che non crede nel suo amore e nel suo potere di compiere l’impossibile.

Lodare Dio, allora, manifesta la nostra fede incondizionata ed è per questo che proprio quelle preghiere possono cambiare le situazioni in maniera miracolosa.


Non possiamo che augurarvi una buona lettura e di intraprendere questo prodigioso allenamento dello spirito: passare dalla tristezza e dall’angoscia delle nostre suppliche alla gioia della lode fiduciosa a Dio!

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