Dietro il disprezzo per il Medioevo, l’ostilità verso la fede
STORIA
9/28/20263 min read


A tutti sarà capitato di udire il proprio interlocutore, anche acculturato, fare riferimento al Medioevo con disprezzo. Allo stesso tempo, capita di leggere articoli di giornalisti e pensatori che associano l’epoca medievale alla peggiori barbarie. Ed è così che, di sovente, risuonano espressioni come “non siamo mica nel Medioevo!” oppure “vogliamo forse tornare al Medioevo?”.
Vale la pena interrogarsi su questa aperta ostilità verso un periodo che, a detta di insigni studiosi, è stata un’epoca di grandi scoperte e di eccezionale ricchezza culturale. Del resto, non è necessario essere Alessandro Barbero per rendersi conto di quanto il Medioevo abbia regalato all’umanità. Basti pensare alle eccezionali opere letterarie di autori come Dante, Petrarca, Boccaccio; a pittori straordinari come Cimabue e Giotto; alla maestosità delle architetture gotiche, alle splendide sculture di Arnolfo di Cambio, al progresso nella tecnologia e nel sapere scientifico, alla nascita delle prime università e al ruolo culturale degli ordini religiosi e delle confraternite (si pensi ai primi ospedali o all’istituzione dei monti di pietà, all’opera di San Francesco d’Assisi).
Eppure, perché è diventata abitudine citare il Medioevo per riferirsi ad un’epoca oscura e caratterizzata da atrocità? Perché non citare altre epoche più antiche? E perché non chiamare in causa altri secoli della nostra storia, più recenti ma non per questo non privi di ombre
Le motivazioni sono certamente diverse e non sintetizzabili in un semplice articolo. Proviamo, però, ad individuarne almeno alcune e a concentrarci su quella che a noi appare più significativa.
Innanzitutto, il termine stesso “Medioevo”, coniato dagli intellettuali del Rinascimento, significa “età di mezzo”, periodo che separa la luminosa età classica dei Greci e dei Romani dalla rinascita delle arti e delle lettere, avvenuta durante il XVI secolo. Pertanto, l’origine stessa del termine indica questa svalutazione del Medioevo dal momento che per i rinascimentali era importante recuperare i prestigiosi modelli della classicità, nella loro purezza e senza le fuorvianti riletture cristiane che avevano caratterizzato i secoli a loro precedenti.
Se però risulta difficile attribuire tutta la colpa agli intellettuali del Cinquecento, è più logico supporre che un ruolo fondamentale sia stato svolto dalla cinematografia e, in parte, dalla letteratura contemporanea. Facciamo un esempio. In quanti film ambientati nel Medioevo, le scene sono caratterizzate da atmosfere cupe? Forse che nell’età classica o in quella barocca fosse stata inventata l’illuminazione elettrica? No di certo. Sicuramente molti castelli, tuttora esistenti, sono costruiti in pietre più scure rispetto ai colorati templi romani o alle sfarzose chiese del Seicento, ma tali differenze architettoniche non giustificano questo monotono indugiare sulle tenebre dell’età medievale.
Infine, qualcuno potrebbe obiettare che il Medioevo è stata un’epoca di grande crudeltà e di atrocità inaudite. Pensiamo ai roghi delle streghe e alle persecuzioni religiose, alle mostruose torture nelle buie prigioni dei castelli o all’oppressivo mondo feudale. Ma davvero è possibile sostenere che in quanto ad efferatezza, il Medioevo abbia superato le epoche precedenti o successive? E gli antichi Romani? Davvero essi erano un popolo modello, in ogni aspetto della loro civiltà? Se parliamo di violenze e atrocità, certo i Romani non sono secondi agli uomini del Medioevo. Era un popolo medievale quello che, per sedare in modo esemplare la rivolta degli schiavi di Capua guidati da Spartaco nel I secolo a.C., decise di far crocifiggere 6000 schiavi lungo la via Appia? Era forse la piazza di un borgo medievale quella che vide lo scempio e la mutilazione del corpo del prefetto del pretorio Seiano da parte del popolo, per volontà dell’imperatore Tiberio? Erano forse i giudici dell’Inquisizione quelli che condannarono i cristiani, colpevoli dell’eresia di monoteismo, a divenire torce umane e ad essere divorati da belve feroci, mentre un pubblico dai tratti bestiali assisteva entusiasta? E di esempi se ne potrebbero citare in grande abbondanza.
Quindi, se il Medioevo non appare un’eccezione dal punto di vista di abomini e atrocità, dove sta la causa di tale disprezzo per un’epoca che ha regalato al mondo tante bellezze? Non sarà forse che la colpa del Medioevo è quella di aver posto al centro del proprio pensiero Dio, la fede cristiana e la sua moralità? Non sarà forse che l’avversione per il cristianesimo che accomuna tanti pensatori odierni fa sì che quell’epoca venga denigrata? Nonostante il razionalismo moderno, forse diventa preferibile un popolo politeista che sacrificava animali agli dei piuttosto che una civiltà devota a un Dio fattosi uomo per amore? La risposta la lasciamo ai nostri lettori, con la speranza che il Medioevo possa sempre di più essere riconosciuto per quello che è: un periodo di grandi scrittori, pittori, architetti, scienziati e santi.
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