Guido Negri e quei 20 chilometri per l’Eucarestia

MAGISTERO E VITA DEI SANTI

4/27/20264 min read

Uno degli aspetti che rendono l’Italia una nazione così straordinaria, giustamente mèta per tantissimi turisti da ogni parte del mondo, è il fatto che tanti angoli delle nostre città, ma anche di borghi e paesi, parlino di storia.

Così, spesso, camminando per viali e piazze, si ammirano antiche vestigia – mura, torrioni, antichi lastricati – ma si scorgono anche luoghi in cui hanno soggiornato poeti, statisti, musicisti oppure in cui si sono verificati eventi storici importanti.

Può succedere, certamente, ad Este, città di poco più di 15.000 abitanti in provincia di Padova.

Questi intrecci della storia si ritrovano ampiamente in questa cittadina, e di essi parlano le mura che si sono conservate fino ai nostri giorni, i ricordi della signoria degli Este che tanto rilievo ebbero, i ritrovamenti romani, i soggiorni di tanti letterati e intellettuali che la avevano eletta a tappa del Grand Tour (si possono citare Ugo Foscolo, Ludovico Ariosto, George Byron, Percy B. Shelley e Mary Shelley).

Passeggiano per le strade di Este, si potrà scorgere anche una lapide che ricorda il luogo dove nacque Guido Negri e che recita: “Il 25 agosto 1888 nasceva in questa casa Guido Negri “il capitano santo”. La giovinezza pura ed intrepida offrì in olocausto a Dio sul Monte Colombara il 27 giugno 1916 a nuovi tempi per la Chiesa e per la Patria”.

Si tratta di una figura alla quale la Chiesa ha conferito il titolo di Servo di Dio e che ci offre l’occasione per riflettere su quanto spesso nei cristiani contemporanei si trascuri di onorare il nome di Dio e il sacramento con il quale Gesù ha scelto di rendersi presente nella nostra vita, ossia l’Eucarestia.

Capita di assistere ad adorazioni eucaristiche parrocchiali tristemente poco frequentate, si vedono cristiani che frequentano le celebrazioni senza sentire la necessità di comunicarsi o si sente dire che una celebrazione vista in televisione ha lo stesso valore di quella alla quale si partecipa in chiesa, comunicandosi.

Oppure, si può toccare con mano come la presenza viva di Gesù nell’Eucarestia sia tante volte trascurata, proprio per la facilità con cui tanti cristiani vengono meno al precetto domenicale. Lo sport, le compere, le faccende domestiche, la gita al mare, il maltempo, la distanza, le burle degli amici.

Sono tante le scuse che possiamo accampare per rinunciare a questo fondamentale nutrimento che Gesù ci ha promesso: “Gesù rispose loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai” (Gv 6, 35).

Guido Negri, già da giovane, aveva compreso come accostarsi quotidianamente all’Eucarestia fosse per lui una questione di vitale importanza.

Questo comportamento non passò inosservato ai suoi superiori quando, da ufficiale, vestì la divisa dell’esercito italiano.

Il colonnello gli fece presente che, per un ufficiale, fare la comunione ogni giorno era eccessivo e gli consigliava di diradare tale abitudine oppure di smettere la divisa in quelle occasioni.

Guido Negri rispondeva con fermezza, guadagnandosi la stima e l’amicizia del superiore: “Faccio forse cosa che disonori la divisa del soldato col comunicarmi? Manco forse del mio dovere militare, perché ogni dì mi comunico?”.

Le testimonianze ci trasmettono anche la sua capacità di sopportare lo scherno che la sua devozione poteva suscitare.

Fu però durante la guerra che la fede del Capitano Guido Negri nel sacramento dell’Eucarestia ci manda una luminosa testimonianza per noi fedeli del XXI secolo.

Per poter ricevere il corpo di Gesù, stanziato con la sua compagnia in Cadore, il Capitano Negri contattava i parroci della zona e si recava da loro a fare la comunione, digiuno e negli orari compatibili con il suo servizio, che era il servizio duro di un soldato al fronte in una guerra di trincea.

Così, sono testimoniate le sue visite ai parroci all’una e trenta di notte, oppure alle 13:00 dopo aver scavato trincee per tutta la notte con i suoi soldati.

Dal luogo dove il suo reggimento era di stanza, sul Monte Piana, Guido si recava a piedi da Cappellano Militare Don Cavasin, facendo a piedi, secondo quanto attestato dallo stesso, 20 chilometri a piedi.

Nelle sue parole si trova anche narrato un ulteriore episodio, che dovrebbe farci vergognare su quanto poco consideriamo la presenza di Gesù nell’Eucarestia.

Coinvolto in un’avanzata, nella impossibilità di avere un cappellano per la messa, assieme ad un soldato che era diacono, aveva richiesto se fosse stato possibile conservare in trincea il Sacramento. Il permesso fu accordato solo dopo la rassicurazione che sarebbe stata garantita una veglia per tutta la notte alle specie eucaristiche.

Così ne scrive Guido alla sorella Maria Chiara: “prendemmo allora dei rami verdi, dei legni, e nel fondo della trincea facemmo come un tabernacolo e fedeli, da soldati italiani, alla parola data di ora in ora ci scambiammo per custodire il nostro sacramentato Signore. Oh! Come furono belle, sorella mia, quelle ore notturne ai piedi di Gesù! Come cara quella trincea tramutata in paradiso terrestre! Alla mattina tutti ci comunicammo”.

La fede forte di Guido non è stata poi un credo disincarnato. Nella giovinezza, aveva temporaneamente messo da parte gli studi universitari per intraprendere la carriera militare perché, avendo perso il padre a 4 anni, ed essendo l’ultimo di ben dodici figli, doveva essere di sostegno economico alla madre.

La laurea in Lettere l’avrebbe conseguita più tardi, proprio prima di essere richiamato al fronte al comando della 5^ Compagnia del 228° reggimento fanteria della brigata Rovigo, che aveva tra le sue fila tanti giovanissimi della classe 1896.

Con loro Guido aveva stabilito un rapporto solido e trasmesso la sua testimonianza di fede, arrivando anche a farli consacrare al Sacro Cuore di Gesù sapendo che per molti la fine poteva essere vicina.

Proprio per rimanere accanto a loro, pur essendo esausto e febbricitante, decise di non accogliere l’invito a retrocedere e morì in battaglia il 27 giugno 1916, venendo insignito della medaglia d’argento al valor militare.

Durante la Resistenza, una brigata partigiana di ispirazione cattolica, operativa nel padovano, è stata intitolata al suo nome.

Sono passati oltre cento anni da quei fatti, eppure quanto hanno ancora da dirci.

Chissà, quindi, se ci ricorderemo di Guido e della sua marcia di 20 chilometri in montagna, quando saremo tentati, per pigrizia o stanchezza, di non uscire per la prossima adorazione eucaristica o per recarci a messa?

PER APPROFONDIRE

https://www.guidonegri.it/