Il Frontman degli Smashing Pumpkins: “Gesù, mio Signore e Salvatore”

MUSICA

10/12/20264 min read

Il nome di Billy Corgan è certamente legato alla band che il carismatico musicista originario di Chicago ha fondato, gli Smashing Pumpkins.

Frontman e compositore di gran parte delle loro canzoni, una voce immediatamente distinguibile, è stato in grado di dare alla band uno stile ed un carattere originale. Dopo aver riscosso un grande successo negli anni ’90, con il doppio album “Mellon Collie and the Infinite Sadness”, la band, grazie proprio alla vena creativa di Corgan, ha saputo mantenere una grande capacità di colpire i cuori degli ascoltatori e dei fans, anche nei decenni successivi.

Ma non è per parlare della vena malinconica di una grande ballata come “1979” o della più lucente ed iconica “Tonight, tonight”, che siamo qui a scrivere del fondatore degli Smashing Pumpikins.

L’occasione per alcune riflessioni ce la dà il podcast prodotto da Billy Corgan, The Magnificent Others, che raccoglie una serie di conversazioni con personalità di spicco del mondo della musica, ma non solo.

In particolare, è interessante e significativa una parte della puntata registrata con Micheal Sweet, già chitarrista e cantante degli Stryper, band metal che non ha fatto mistero della fede in Gesù (qui il video).

La prima riflessione che Billy Corgan fa con il suo interlocutore, che lo ha preceduto nel manifestare la sua fede nel mondo della musica, riguarda la decisione assunta in passato: “Sarei stato disposto a parlare di Dio in un modo che so la mia generazione non fa nella musica. Se parli di Dio, tanto vale buttare la tua carriera nel gabinetto”. Ecco, dunque una prima considerazione. Ci sono grosse resistenze a manifestare la propria fede in Dio nel mondo della musica, e in generale, potremmo aggiungere, in tutto ciò che finisce sotto i riflettori (che sia arte, sport, cultura, politica). Quello che attanaglia i protagonisti di questo mondo dorato non è un dubbio di poco conto, di scegliere cioè tra avere un po’ meno o un po’ più di successo. Billy Corgan dice che questa decisione potrebbe mandare la tua carriera in rovina. Può sembrare un’esagerazione, eppure è coerente con quello che Gesù annuncia ai suoi apostoli (Lc 21,17 “sarete odiati da tutti a causa del mio nome”) e con quanto il Demonio afferma rispetto al successo: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio” (Lc 4,6).

Sono molto belle le parole che il musicista originario dell’Illinois, dedica alla decisione assunta: “Ho preso la decisione che avrei parlato di Dio nella mia vita.. nel credere in Gesù come mio Signore e Salvatore e se questo mi avesse danneggiato non mi sarebbe importato”. Billy Corgan ha precisato che questa scelta è stata fatta anche per il desiderio di mostrarsi ai suoi fans e a chi ascolta la sua musica per quello che realmente è, senza nascondere loro una parte importante. 

Questa testimonianza ci pone quindi un ben preciso interrogativo. Quante volte ci è capitato di dichiarare che consideriamo Gesù il Signore e Salvatore della nostra vita? Oppure, che la fede in Gesù è un aspetto fondamentale della nostra esistenza? Non abbiamo il successo e la carriera di un musicista conosciuto a livello planetario, ma abbiamo forse un ruolo, una reputazione, delle convenzioni, degli schemi mentali che ci hanno portato a non parlare del nostro rapporto con Dio, perché forse abbiamo pensato che manifestarlo avrebbe potuto danneggiarci. Tutto ciò avviene mentre magari la nostra vita di credenti procede senza scossoni, recitando ogni domenica di credere “in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore”, ma senza che poi la vita, fuori dal luogo di culto, sia davvero orientata da quanto proclamato.

Non sarà che la fede è diventato uno sbiadito simulacro, un’esperienza addomesticata incapace di fare la differenza? Come sottolineava giustamente Massimo Cacciari a proposito di San Francesco, nel ricorrere degli 800 anni dalla morte, in molti hanno trasformato il Patrono d’Italia in un’icona ambientalista e sentimentalista, o in un alfiere della generica beneficenza, rendendolo cioè del tutto inoffensivo per i nostri giorni. Invece, il Filosofo ha ricordato come San Francesco abbia amato le creature in quanto segno del Creatore e come la paupertas sia in lui segno dell’uscita da se stessi per amare gli altri, cioè l’esatto opposto dell’idolatria del proprio io che il mondo insegna. Massimo Cacciari conclude dicendo che “o Francesco è segno di radicale contraddizione o è meglio lasciarlo perdere”.

Così dovrebbe essere per la nostra esperienza di fede: scegliere tra un’esperienza di radicale contraddizione rispetto allo spirito del mondo (“i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo” si legge nella Epistola a Diogneto) e un innocuo posteggio per la nostra anima.

Un’altra riflessione che emerge nel podcast, è collegata a quanto abbiamo appena detto. Billy Corgan afferma: “Non ci sono molte persone disposte a parlare di Dio nel mondo della musica e dell’arte. Trovo molto strano che le persone si sentano a proprio agio a parlare di tutto tranne che di Dio. Eppure il 70% degli americani crede in Dio”.

Questo pensiero vale certamente anche per l’Italia, paese formalmente a larga prevalenza cattolica e nel quale, tuttavia, l’argomento religioso è sostanzialmente assente. Gli argomenti che venivano considerati storicamente dei tabù nelle conversazioni – il sesso, il denaro, la politica – sono stati sostanzialmente infranti e il credere in Gesù rimane in sostanza forse il solo argomento rilevante capace di generare imbarazzo nel proprio interlocutore. C’è sicuramente il timore nel manifestare la propria fede e anche nel podcast emerge questo aspetto.

L’esperienza dei due musicisti, in particolare di Micheal Sweet è stata di sentirsi più volte dire, a tu per tu “è fantastico quello che fate… mi piacerebbe farlo, o poterlo fare. Dio vi benedica”. Insomma, a volte sappiamo cosa dovremmo fare, che siamo chiamati a testimoniare e ad annunciare, ma ci manca il coraggio di farlo. Le parole di Billy Corgan, che abbiamo magari apprezzato come artista, possono aiutarci a considerare con maggiore ardore la missione di essere testimoni del Vangelo per le strade del mondo.Sì, perché come dice uno dei versi che conclude “1979”, la strada – anche quella dell’apostolo aggiungiamo noi - si scalda con l’urgenza dell’adesso (“the street heats the urgency of now”).

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