Iliass Aouani: la testimonianza di un atleta che interroga noi cattolici
ATTUALITÀ
1/12/20263 min read


Iliass Aouani è nato in Marocco il 29 settembre 1995 ma ha vissuto nel paese natio solo per due anni. Poi, con tutta la famiglia, ha raggiunto il padre a Milano. Qui, nel 2011, ha iniziato a praticare l’atletica leggera con le gare studentesche ed è cominciato un percorso che lo avrebbe portato - con una parentesi negli Usa dove ha anche conseguito la laurea in ingegneria – nel 2025 a due prestigiose medaglie nella distanza regina, la maratona. Un oro ai campionati europei di corsa su strada a Lovanio in Belgio e un bronzo ai mondiali di atletica a Tokyo, che Iliass ha conseguito vestendo con orgoglio la maglia azzurra. Una bella storia di integrazione, per un atleta giunto ormai, sotto la guida di un coach esperto come Massimo Magnani, alla piena maturità e capace anche di un crono di tutto rispetto: 2h06’06” corso a Valencia nel 2024, al momento secondo Italiano di sempre sulla distanza.
Ma cosa c’è di particolare e forse meno noto ai più dietro i successi di Iliass Aouani?
Guardando il suo canale YouTube arrivano alcune interessanti risposte. Sì, perché Iliass ha voluto aprire un suo canale sulla celebre piattaforma social e condividere alcuni suoi allenamenti.
Si tratta sicuramente di un fatto molto interessante perché, se siamo abituati ad un fiorire
di canali di amatori dedicati al mondo del running, nelle sue varie declinazioni, è davvero inconsueto che un atleta élite mostri la sua preparazione e i suoi allenamenti.
Un primo elemento che emerge dai video pubblicati sul canale, è un approccio molto diretto, scanzonato, in cui Iliass coinvolge nelle sessioni di allenamento, per le riprese o per fargli da pacer in bicicletta, il fratello o gli amici. Insomma, ci si trova di fronte ad un campione che percorre una strada fatta di sacrificio e che ha mantenuto l’umiltà di fronte ai risultati ottenuti.
Ma c’è qualcosa di più profondo e che Iliass vuole condividere con chi segue i suoi video su YouTube. Nell’ultimo video pubblicato (nel momento in cui scriviamo), ad esempio, prima di una seduta di allenamento particolarmente impegnativa, fisicamente ma ancor prima mentalmente (30.000 metri in pista a 2’55” al km, percorrendo l’anello in tartan ben 75 volte) ci tiene a precisare alcune cose.
L’allenamento è in programma di venerdì e Aouani, che è musulmano, fa presente di essere stato a pregare all’alba in moschea, sottolineando la bellezza di cominciare così la giornata e riflettendo su quanto sia importante nutrire prima di tutto l’anima e poi il corpo. La riflessione, sulla bocca di chi ha come obiettivo competere ai massimi livelli, è davvero significativa.
Non può poi non stridere con quanto si trova in tanti altri canali tematici, tenuti da atleti amatori, in cui tante volte risuona il generico invito a essere grati per una corsa fatta all’alba, per i panorami di una gara di trail-running, per la fatica positiva o per un traguardo raggiunto. Giustissimo essere grati, ma a chi?
Iliass Aouani non ha dubbi e infatti, in un altro video, che mostra un allenamento a Saint Moritz per la preparazione estiva in altura, non può fare a meno di contemplare le montagne e di fronte alla loro bellezza affermare come gli parlino del Creatore, scegliendo come sottofondo per quel video non una musica carica di adrenalina ma una melodia che è una preghiera.
Si diceva poco prima di un atleta che ha mantenuto grande umiltà e ne ha dato infatti esempio sul gradino più alto del podio a Lovanio.
Con gesti molto chiari ha voluto manifestare di fronte a tutti che quel risultato non era da attribuire a lui, ma in primo luogo a Dio che quel talento gli ha donato (qui, dal minuto 8:30” https://www.youtube.com/watch?v=sd_NJS1gC8c).
Arriviamo quindi alle riflessioni che questo atleta musulmano dovrebbe indurre in tanti cattolici, sportivi, professionisti e amatori.
Non sarebbe bello che anche gli sportivi cattolici avessero più coraggio nel manifestare la propria fede? Non dovrebbero essere consapevoli che anche nella pratica sportiva non si può prescindere dal cercare il senso pieno della vita in Cristo?
San Paolo lo dice chiaramente: “Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre” (1 Cor 9, 24-25).
Noi, che dovremmo avere chiaro l’orizzonte di una corona che non appassisce, non dovremmo avere timore nel manifestare la nostra fede in tutte le nostre attività.
Tra gli amatori e nei canali tematici tante volte si sottolinea il senso del percorso per preparare una gara piuttosto che il risultato cronometrico, visto che quasi mai quest’ultimo sarà di rilievo in senso assoluto: la costanza, i piccoli traguardi giornalieri, il diventare una persona disciplinata.
Si rischia però di perdere il senso più grande delle cose che facciamo. Ce lo ricorda ancora San Paolo: come cristiani abbiamo, infatti, la fortuna di non correre senza mèta (1 Cor 9,26). Pertanto, se usciamo di casa per una corsa, che sia fatta con le scarpe da running ai piedi o solo metaforica per qualche sfida che ci attende, ringraziamo il Signore Gesù per quanto ci ha dato e restiamo alla sua sequela.
Gli effetti positivi, per noi e per gli altri, non tarderanno a manifestarsi!
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
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