La multa per bestemmia al Lido di Venezia e l’inaccettabile stupore.
ATTUALITÀ
9/19/20264 min read


È noto che l’infodemia che ha colpito la società odierna porti spesso a rinvenire, anche in canali di informazioni insospettabili, notizie del tutto trascurabili, più utili ad acchiappare qualche click che non ad arricchire il lettore.
Così è molto facile leggere le ultime novità sui Reali inglesi, il colore di moda per la prossima stagione, il ristorante dove è stato a cena quella tal celebrità, i concerti di cui si vocifera per l’estate 2027.
A inizio settembre, si sprecano poi i titoli che coinvolgono il Lido di Venezia e l’evento famosissimo che vi si tiene, ovvero la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.
Il Lido di Venezia è anche assurto alle cronache nazionali per quella che potremo, a buon diritto, definire una non notizia.
Come definiremmo il seguente ipotetico titolo di giornale: “Passa con il rosso in centro a Cremona. Multato. Il trasgressore si è giustificando dicendo di essere convinto di essere passato con l’arancione”?
Eppure è più o meno quanto accaduto con l’episodio verificatosi al Lido di Venezia che è finito addirittura su testate nazionali.
Un giovane, alla guida di uno scooter, nel porre in essere una manovra di emergenza per evitare di investire un pedone, ha pronunciato per il disappunto “espressioni colorite, in un’escalation culminata con almeno una bestemmia” secondo quanto riporta Adnkronos.
Gli agenti della Polizia locale, presenti sul posto, sentito quanto sopra, hanno sanzionato il guidatore dello scooter per violazione dell’art. 724 del codice penale. La bestemmia, infatti - lo ricordavamo in uno dei primi nostri articoli - è stata depenalizzata ed è ora illecito amministrativo punibile con la sanzione pecuniaria da €51,00 ad €309,00.
Come si diceva, la notizia è finita sui media nazionali, come l’agenzia di stampa Adnkronos, Open, Il Fatto Quotidiano, Sky Tg24 ma ne hanno parlato anche il Corriere del Veneto e anche una tv locale (Tv7). Ora, il fatto riportato dai media non dovrebbe avere nulla di sensazionale.
“Corruptissima re publica plurimae leges” scriveva Tacito già secoli fa negli Annales, per sottolineare come un numero eccessivo di leggi fosse un campanello di allarme che indicava una società in declino morale.
Siamo quindi troppo abituati, in Italia, ad un profluvio di normativa di diverso grado, che in teoria disciplina alla perfezione ogni ambito della vita, e ad una applicazione di tali disposizioni spesso approssimativa, per usare un eufemismo.
Questa attitudine dovrebbe quindi suscitare interrogativi e sorpresa – e sì anche articoli di giornale – su come mai alcune norme non vengano applicate.
Invece, nel caso della bestemmia, l’offesa al credo di milioni di cattolici (ma non solo, perché la norma tutela anche le offese agli altri culti ammessi) passa come cosa del tutto normale sia dal punto di vista della buona educazione, sia del rispetto delle norme del nostro Paese.
Infatti, quando un Agente della Polizia Locale fa né più né meno che il suo dovere, sanzionando un comportamento vietato, ecco che sorgono commenti stupefatti o si ritiene che la decisione delle Forze dell’ordine meriti un risalto addirittura nazionale.
Il non stupirsi più del male, anzi, il meravigliarsi della sua censura è un segnale di allarme per la nostra società e dovrebbe far riflettere tutti, in particolare chi si professa cristiano.
Anche il servizio televisivo trasmesso da una Tv locale è altamente sintomatico. Con lo stesso tono asettico si rilevava nello stesso tempo come l’Italia abbia il triste primato delle espressioni blasfeme, citando poi studi scientifici (!) che dimostrerebbero come pronunciarle potrebbe abbassare i livelli di stress o aumentare i livelli di performance nello sport, pur convenendo che sia spiacevole udirle in pubblico.
Naturalmente anche ingiuriare il proprio capo-ufficio, distruggere una oggetto in vetro durante un litigio, urlare epiteti razzisti al proprio avversario in campo potrebbero avere effetti “benefici” sullo stress e magari migliorare la performance, eppure nessuno si sognerebbe di citare studi scientifici al riguardo.
All’opposto di questa assuefazione al male, l’indignazione, la tristezza, la rabbia di fronte a quanto di oscuro vediamo accadere nel mondo sono un buon segno.
Come cantava Gaber, di fronte al male del mondo, “la rabbia che portiamo addosso / È la prova che non siamo annientati”.
È probabilmente un po’ di “santa indignazione” quella che, proprio a pochi chilometri di distanza dal Lido di Venezia, ha toccato il Sindaco di Marcon (VE), che non possiamo che apprezzare.
Di fronte ad una situazione di degrado non si è voltato dall’altra parte, non ha sbuffato rassegnato, non si è appellato alle responsabilità di altri, ma ha fatto quanto era in suo potere come primo cittadino.
La situazione dello skatepark di Marcon era diventata non ulteriormente tollerabile, anche per il linguaggio blasfemo che veniva usato dagli utenti e così il Sindaco ha deciso di chiuderlo temporaneamente per dare un segnale, decisamente controcorrente.
Queste le sue parole sul profilo facebook: “Comportamenti inaccettabili, bestemmie, atteggiamenti inadeguati da parte dei giovani, rifiuti buttati ovunque e una totale mancanza di rispetto verso il patrimonio pubblico.
Di fronte a tutto questo, oggi ho deciso di dare un segnale forte, firmando un’ordinanza drastica: la chiusura dello skatepark e del parco giochi a partire da oggi, per la durata di 9 giorni”.
Nelle intenzioni del Sindaco la misura non ha un sapore puramente repressivo - quello che tante volte sconsiglia molti dall’invocare sanzioni, ma anche il semplice rimprovero contro chi bestemmia – ma di stimolare un dialogo su come si sia arrivati a giudicare con noncuranza un tale fenomeno: “Questo stop deve obbligare tutti a una riflessione profonda, e in modo particolare le famiglie.
È il momento di fermarsi, di sedersi a tavola e parlare con i propri figli. Vogliamo che questo diventi un luogo di aggregazione puro, sano e sincero, così come lo abbiamo pensato, o vogliamo continuare a tollerare questo andamento?”.
Ecco, ci pare che questo ultimo invito del Sindaco di Marcon, possa essere fatto proprio da tutti coloro che hanno a cuore che le cose migliorino.
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
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