La secolarizzazione e la bestemmia. Spunti dalle parole del Papa a Nicea
MAGISTERO E VITA DEI SANTI
12/9/20254 min read


In questi giorni che si avviano a concludere il Giubileo della Speranza, la Chiesa ha vissuto un altro momento importante per tornare a riflettere sulla propria storia, che è storia di salvezza, e sul deposito della fede. Papa Leone XIV ha infatti compiuto il suo primo viaggio apostolico in Turchia e in Libano ed è stata particolarmente significativa la tappa a Nicea (Nikaia in greco antico), oggi Iznik, il luogo dove 1700 anni fa si celebrò il Primo Concilio Ecumenico.
Nella cittadina turca, infatti, nel 325 d.C., si riunirono circa trecento vescovi, chiamati a pronunciarsi su questioni fondamentali per la vita della Chiesa e il cui lavoro condusse alla formulazione del credo c.d. niceno-costantinopolitano (appunto perché redatto tra il Concilio di Nicea e il Concilio di Costantinopoli del 381).
Papa Leone ha voluto un momento di preghiera ecumenica con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I al fine di sottolineare l’importanza del cammino per una piena comunione tra i cristiani delle diverse confessioni, in un luogo così carico di significato per la nostra fede.
Papa Prevost ha ricordato, infatti, con le parole di Sant’Agostino che, sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno.
Il riferimento al Credo ha suscitato una domanda fondamentale, che il Pontefice ha voluto far risuonare proprio nel teatro di quel Concilio ecumenico così importante: “È un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi”.
Sì, perché a Nicea venne condannata l’eresia di Ario, che escludeva che Gesù fosse Dio. Per Ario, Gesù, pur essendo preesistente alla nascita di Maria, sarebbe stato creato nel tempo e dunque non di natura divina. Il Concilio di Nicea respinse questo errore “affermando che Cristo, come Figlio unigenito di Dio, è consostanziale al Padre [termine greco], il Concilio ha espresso in una formula adatta alla cultura (greca) di allora la verità che troviamo in tutto il nuovo testamento” (Papa Giovanni Paolo II, udienza generale 9.3.1988).
Tante volte abbiamo ripetuto nelle celebrazioni eucaristiche le parole del credo, formulato a Nicea: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”.
Eppure, il Papa ha avuto il coraggio di affermare che la domanda sulla identità di Gesù e sulla Sua natura “interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che porta alla tristezza e alla confusione”.
Come diceva Papa Giovanni Paolo II, se Gesù diviene un mero dispensatore di sapienza umana, si fa largo anche tra i cristiani la tentazione della secolarizzazione in cui il cristianesimo diventa una sapienza umana, quasi una scienza del buon vivere: “In un mondo fortemente secolarizzato è avvenuta una «graduale secolarizzazione della salvezza», per cui ci si batte, sì, per l'uomo, ma per un uomo dimezzato, ridotto alla sola dimensione orizzontale” (Papa Giovanni Paolo II Redemptoris Missio n. 11).
C’è davvero bisogno di prendere coscienza del pericolo di secolarizzazione della nostra fede, anche perché il mondo della cultura continua a giudicare insostenibile l’idea di Gesù, Figlio di Dio, fattosi uomo e morto in croce (“la stoltezza per i pagani” di cui parla Paolo nella prima lettera ai Corinzi).
Così, solo per citare un esempio, il Filosofo Umberto Galimberti ha sostenuto che Gesù non avrebbe mai affermato nei Vangeli di essere il Figlio di Dio, tutto ciò nonostante i Vangeli siano sul punto chiarissimi nel senso opposto (basterebbe citare il dialogo tra Gesù e Filippo in Gv 14,8 e ss. o quello tra Gesù e il Sommo sacerdote, riportato ad esempio in Mc 14,60 e ss., in cui l’affermazione di Gesù di essere Figlio di Dio è giudicata blasfema dal Sinedrio, affermazione che i suoi componenti riporteranno anche al Governatore romano).
Una tale tesi può essere pronunciata da Galimberti, senza il timore che venga immediatamente rigettata da coloro che si professano credenti in Cristo, proprio perché la secolarizzazione ha intaccato una parte dei cristiani".
L’aver appiattito il nostro sguardo come credenti sul solo orizzonte temporale, dimenticando il trascendente, è anche all’origine di un problema conseguente: la poca riverenza che si ha per il nome di Dio.
Infatti, se Gesù è il Figlio di Dio, che ci ha mostrato il volto del Padre, è chiaro che il cristiano deve avere il massimo rispetto per il nome di Dio e prova un naturale e forte dolore per tutte le volte in cui questo nome viene oltraggiato.
Invece, se Gesù è solo un uomo, di cui magari si apprezza la saggezza e che ci ha indicato solo una serie di regole per rendere la società migliore, è altrettanto chiaro che difficilmente colui che si dichiara cristiano avvertirà la gravità dell’offesa a Dio, perché la Sua presenza è scomparsa dal nostro orizzonte.
Diventano allora decisive le domande che il Credo può generare e che Papa Leone pone a ciascuno di noi: “Il Credo di Nicea ci invita allora a un esame di coscienza: “Che cosa significa Dio per me e come testimonio la fede in Lui? L’unico e solo Dio è davvero il Signore della vita, oppure ci sono idoli più importanti di Dio e dei suoi comandamenti? Dio è per me il Dio vivente, vicino in ogni situazione, il Padre a cui mi rivolgo con fiducia filiale? È il Creatore a cui devo tutto ciò che sono e che ho, le cui tracce posso trovare in ogni creatura?” (Papa Leone XIV Lettera apostolica “In unitate Dei” 23.11.2025).
Per approfondire:
Papa Leone XIV, Lettera apostolica In unitate Dei: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251123-in-unitate-fidei.html
Incontro ecumenico di preghiera a Nicea 28.11.2025 discorso di Papa Leone XIV: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/november/documents/20251128-turchia-incontro-ecumenico.html
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
© 2025. All rights reserved.
segreteria.holyname@gmail.com
"Quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore" (Gs 24,15)
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7.3.2001 n. 62. Alcune immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email in modo da permetterne la pronta rimozione.
