L'erotismo dissacrante di Annalisa: un copione già visto

MUSICA, ARTE E LETTERATURA

5/6/20263 min read

Sensualità ed erotismo uniti a richiami più o meno espliciti del sacro. Un copione già visto, potremo dire abusato. Lo scopo? Scandalizzare e far parlare di sé tramite polemiche, critiche o apprezzamenti. La bella notizia? Se ancora ci imbattiamo in cantanti, comici e registi che tentano di acquisire visibilità con questi mezzi, significa che per molti, nonostante tutto, la fede ha ancora importanza e sacralità. Insomma, per un numero discreto di persone vale ancora il vecchio adagio: scherza con i fanti e lascia stare i santi.


Nella schiera degli artisti che seguono la strada già battuta da cantanti dissacranti quali Madonna e Lady Gaga, c'è anche Annalisa, cantante che in circa quindici anni, a partire dalla partecipazione ad Amici di Maria De Filippi del 2011, ha acquisito una visibilità eccezionale.

Sicuramente ad Annalisa non mancano le doti canore, a differenza di molti cantanti del panorama musicale italiano odierno; anche in quanto alla presenza scenica, all’avvenenza e alla cultura (è infatti laureata in fisica) l’artista ligure mostra di aver meritato, almeno in parte, la notorietà di cui attualmente gode.


Eppure, proprio un anno fa Annalisa decide di pubblicare il singolo Maschio, il cui titolo fa già intravedere il contenuto del testo e del video: una critica ai ruoli di genere e ai privilegi che l’uomo possiede rispetto alla donna. Accanto alla tematica, ben poco originale, sembra di intravedere qualche strizzatina d’occhio al mondo arcobaleno e all’identità di genere. Per completare il quadro, la cantante unisce il tema del sacro, in netto stridore

con la sensualità che emerge chiaramente sia nelle pose dei ballerini che nelle parole del testo. Ed è così che in uno stesso brano musicale si può “giurare su Maria” e invocare il perdono simile a quello concesso da Gesù mentre si fa riferimento, con parole e gesti, ad atti sessuali. Davvero significativo è il fatto che nel bel mezzo di questo cocktail indigesto spuntino in più occasioni le corna di un diavolo. Che sia una firma dell’autore invisibile di questo “capolavoro”?

Alcuni mesi dopo, è la volta del video di Esibizionista (e di una foto condivisa sui social) in cui l’artista sfoggia un tatuaggio finto raffigurante sul décolleté la Madonna.

Infine, per concludere questo anno e il relativo album (Ma io sono fuoco) all’insegna della dissacrazione, Annalisa pubblica Canzone estiva. Anche in questo caso, testo e video giocano sull’ambivalenza: la cantante veste infatti per metà gli abiti di una suora e per l’altra quelli di una cubista o “pornodiva”, come si definisce lei stessa. I contenuti e le provocazioni continuano tramite l’accostamento dei contrari: i sogni erotici, il fuoco rovente della passione definito “pensiero non cattolico”, citazioni di parti della Messa (“andate in pace”, “alleluja”). A fare da contorno al balletto, le fiamme che, se simbolicamente possono richiamare il desiderio amoroso, dall’altro lato, fanno pensare nuovamente al demonio, forse il vero protagonista della scena.

Quello che più sconcerta è lo stupore ingenuo con cui Annalisa risponde alle critiche di blasfemia, sottolineando che non fosse sua intenzione offendere la fede e coloro che credono (sic!). Triste anche la (non) reazione della gran parte del mondo cattolico che, purtroppo, rassegnato, fatica a farsi sentire. Imbarazzanti i commenti di quanti, divertiti, irridono i pochi scandalizzati. Ad esempio, in una puntata di marzo di La volta buona c’è chi giustifica la blasfemia in nome di altre celebrità come Raffaella Carrà alle quali si attribuisce una sorta di infallibilità (una versione moderna dell’ipse dixit), c’è chi immagina le suore che ballano sulle note del video incriminato, c’è chi loda l’artista per i messaggi “positivi” che trasmette alle giovani generazioni.

Al di là del panorama a tratti desolante che circonda le scelte di Annalisa, viene spontaneo chiedersi quali siano le ragioni che abbiano spinto la cantante a intraprendere la strada della profanazione della fede, in un momento in cui la fama agognata era già stata raggiunta. Forse la risposta risiede nel desiderio di per sé inappagabile, a causa del quale il successo ottenuto non è mai sufficiente? Oppure la scelta rappresenta un deliberato attacco alla religione, a Dio e ai credenti? Certo, non è possibile esprimere un giudizio sulle ragioni intime, giudizio che spetta solo a Dio. A noi rimangono la tristezza per un talento sprecato e una preghiera per Annalisa e tutti i cantanti che offendono il dono prezioso della fede.