Magnifica humanitas: il limite, via per riscoprirsi umani
8/24/20264 min read


Tutto il cattolicesimo ha atteso con la giusta curiosità la prima enciclica di Papa Leone XIV (la precedente, Dilexi te, era debitrice del lavoro di Papa Francesco).
Magnifica Humanitas getta uno sguardo sull’intelligenza artificiale, misto tra i timori per gli esiti a cui questa può condurre, se non rettamente governata, e la speranza - virtù cristiana irrinunciabile - di un suo uso rispettoso della dignità dell’essere umano.
Su Holy Name proviamo a svolgere qualche riflessione su alcuni passaggi del documento magisteriale, chiaramente secondo quella che è la mission di questo sito.
Molto evocative sono le immagini bibliche che Papa Leone tratteggia all’inizio del documento e che richiama anche successivamente.
In particolare, l’episodio biblico della Torre di Babele, in cui l’uomo progetta un’impresa grandiosa, una costruzione che tocchi il cielo, edificata sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessi, nella quale è cancellato ogni riferimento a Dio.
Si tratta di un’immagine che evoca anche la blasfemia, come sfida dell’uomo orgoglioso a Dio e che, infatti, riporta subito alla mente la figura di Capaneo, che Dante pone all’inferno a scontare la sua superbia e la sua insensata sfida alla divinità.
D’altra parte, il paradigma tecnocratico, anche quando non si pone come espressa sfida a Dio, pone comunque il Creatore al di fuori del proprio orizzonte, negandogli quindi qualsiasi rilievo.
È particolarmente significativo che Aleister Crowley, occultista nato nel 1875 in Inghilterra e considerato uno dei maggiori punti di riferimento del satanismo, avesse e propugnasse come principale regola di vita il motto, preso a prestito dallo scrittore francese François Rebelais, “Fai ciò che vuoi”.
In sostanza, a Satana non interessa affatto avere adoratori, credenti o soggetti che gli tributino riti o sacrifici. Il suo scopo è già raggiunto quando l’uomo si pone al posto di Dio.
Ecco, quindi, che il riferimento alla Torre di Babele, collegata alle grandi capacità dell’intelligenza artificiale e del mondo della tecnica, pone una questione allo stesso tempo nuova ma anche antica quanto il mondo: “Sareste come Dio” sussurrava ad Adamo e Eva il Serpente antico (Gen 3,5).
Un altro tema che l’enciclica pone è quella del transumanismo e del postumanesimo.
In questo caso, ritorna, in forme certo molto diverse, l’idea del superamento dell’umano che già era nel pensiero di Nietzsche: “Io vi insegnerò cos’è il Superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato…Che cos’è la scimmia per l’uomo? Qualcosa che fa ridere, oppure suscita un doloroso senso di vergogna. La stessa cosa sarà quindi l’uomo per il Superuomo: un motivo di riso o di dolorosa vergogna” (F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra).
Ai tempi della intelligenza artificiale, ritorna quindi l’entusiasmo per le possibilità che la scienza potrà fornire in relazione alle capacità dell’essere umano.
Così, se “il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie (biomedicina, ingegneria del corpo, dispositivi, algoritmi), con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacità”, il postumanesimo “si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo” (MH 116).
Papa Leone sottolinea come queste visioni trattino l’uomo alla stregua di un materiale da perfezionare.
Sotteso a questa visione materialistica dell’essere umano non può che esserci un rifiuto di Dio. Come per il Superuomo di Nietzsche non vi era altra fedeltà che gli fosse richiesta, se non alla terra, e le speranze ultraterrene non erano altro che un veleno, così per chi anela al superamento dell’umano per mezzo della scienza, è evidente che Dio è stato sostituito dall’idolo tecnocratico.
Purtroppo, una volta reciso il limite tra creatura e Creatore, le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale rischiano di perdere ogni orizzonte etico e ciò che è ritenuto possibile può diventare automaticamente lecito, buono e secondo la verità dell’uomo.
Papa Prevost sottolinea quindi come il rifiuto del limite significhi negare ciò che ci contraddistingue come umani.
Pertanto, di fronte a una società in cui l’uomo è valutato in termini di pura efficienza e il limite è visto come qualcosa da correggere, Leone XIV invita invece a ritrovare lo sguardo per abitare questa ambivalenza tra il limite e la grandezza dell’essere umano.
Sono molto belle le parole del Pontefice quando ricorda che “anche quando il limite si manifesta come dolore interiore, l’umana saggezza insegna a non rimuoverlo né a sopprimerlo, ma a integrarlo. Per sopprimere totalmente il dolore bisognerebbe, in fondo, spegnere anche l’amore e il desiderio. Chi ama e desidera, infatti, non può evitare di passare attraverso la prova e la sofferenza (...) Rinunciare a questa avventura, insieme drammatica e splendida, in nome di un presunto superamento di ogni limite potrebbe significare qualsiasi cosa, ma non più essere umani” (MH 120).
Lo sguardo illuminato che Papa Leone ci chiede di avere riguardo al dolore e alla sofferenza può quindi aiutare coloro che a questa esperienza reagiscono con rabbia, anche con espressioni blasfeme.
Anche nel male più profondo, è possibile scorgere tracce di bene e il Pontefice lo sottolinea citando Viktor Frankl, passato nell’orrore dei campi di sterminio nazisti. Anche in quello scenario tragico, egli fu capace sia di scorgere nell’uomo la malvagità di chi aveva inventato le camere a gas di Auschwitz ma anche di sottolineare l’esperienza di coloro che furono capaci di entrarvi con la preghiera sulle labbra.
Il limite, che l’attuale paradigma tecnocratico si sforza oggi di rimuovere, diviene per Papa Leone il luogo dell’incontro privilegiato con Dio e con i fratelli: “Dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite” (MH 118).
Può apparire una provocazione, ma nel momento in cui sperimento il fallimento e i miei limiti, posso reagire con rabbia e rigetto verso Dio e i fratelli oppure posso capire che in quella situazione scopro il mio essere dipendente da Dio e dai fratelli.
Non sono quindi un superuomo isolato in un algido perfezionismo tecnologico ma un vero uomo connesso mediante i miei doni, talenti e limiti il prossimo e con il Creatore.
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
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