Milano-Cortina 2026. La brutta uscita (non di pista) di Dominik Paris e quelle scuse che mancano.

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2/23/20264 min read

Si sono appena concluse le olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 che hanno riportato in Italia, a vent’anni di distanza da quelle di Torino, un evento capace di catalizzare per due settimane l’interesse di addetti ai lavori, appassionati e amanti degli sport invernali e improvvisati cultori del curling e del biathlon.

Sì, perché le Olimpiadi hanno certamente spinto, anche per il grande potere dei media, un numero considerevole di persone a seguire le imprese sportive dei nostri portacolori.

È quindi tempo di bilanci e riflessioni, anche dal punto di vista di questo sito.

Per la nostra nazionale, con il ruolo di padrona di casa, il bilancio è certamente molto positivo. Gli azzurri hanno fatto un'ottima figura, conseguendo il record di medaglie tra tutte le precedenti edizioni, ben 30, di cui addirittura 10 d'oro, piazzandosi al 4° posto nella graduatoria totale.

Insomma un risultato davvero prestigioso per l’Italia dello sport.

Così come prestigiosa è stata la medaglia di bronzo che Dominik Paris, atleta altoatesino, ha conquistato nella discesa libera svoltasi sulla Pista Stelvio a Bormio.


Invece, una brutta pagina, in tutti i sensi, ha visto coinvolto lo stesso Paris nella prova di Super Gigante svoltasi in data 11 febbraio 2026.

Infatti, nella prova in cui avrebbe provato a bissare la medaglia agguantata in discesa libera, poco dopo la partenza, lo sci destro si è improvvisamente staccato dallo scarpone, determinando la caduta e quindi la fine della gara dello sciatore azzurro. A bordo pista, dopo la caduta, a colloquio con il suo tecnico Alberto Ghidoni, Paris si è lasciato andare ad un’espressione blasfema che è stata intercettata dai microfoni della Rai, quindi in diretta nazionale.

Proviamo a fare alcune riflessioni su questo episodio.

Anzitutto, si potrebbe osservare che gli sportivi sono giovani uomini e giovani donne, come tutti, e quindi non ci si deve scandalizzare se ritroviamo in loro pregi e difetti che ci sono nei loro coetanei, né si deve necessariamente pretendere che loro costituiscano un esempio per le giovani generazioni di sportivi.

Questo è in parte certamente vero (nel senso che ci troviamo di fronte spesso a ragazzi con le loro difficoltà), ma si deve riconoscere che non stiamo parlando di ragazzi comuni, specie quando rivestono la maglia azzurra.

Altrimenti non si capirebbe, ad esempio, perché il Presidente Mattarella abbia sentito la necessità di visitare la squadra azzurra al villaggio olimpico o tutta l’enfasi che si pone mediaticamente sulle imprese dei nostri atleti.

Del resto, è del tutto evidente come gli atteggiamenti delle star dello sport (specie quelle del calcio che in Italia è un vero proprio fenomeno di costume) siano fatti propri da bambini, ragazzi e giovani che sognano di emularne le gesta.

Nel caso di Dominik Paris vi è poi da considerare che stiamo parlando di un atleta veterano, che ha colto un successo prestigioso all’età di quasi 37 anni, dopo una carriera straordinariamente longeva.

Questo è certamente un merito dal punto di vista puramente sportivo, ma rende la sua uscita ancora più degna di censura perché commessa da un atleta maturo e abituato all’arena agonistica.

Nei social, si sono sprecati i commenti di chi ha minimizzato, sottolineando come la rabbia dell’atleta – e quindi l’espressione blasfema pronunciata – si potessero capire considerando che per lui si trattava dell’ultima gara in un’olimpiade (tra 4 anni avrebbe oltre 40 anni) e che aveva, anche in Super G, ambizioni da medaglia.

Ma davvero la rabbia, e la rabbia sfogata contro Dio, è l’unica reazione possibile?

A questo proposito, la mente non può che andare ad un altro episodio olimpico, che quella volta vedeva favorito un atleta azzurro.

Siamo ad Atene 2004 e si corre la gara simbolo delle Olimpiadi: la maratona con arrivo allo stadio Panathinaiko di Atene. Vanderlei De Lima conduce la gara, potendo diventare il primo brasiliano a vincere la medaglia d’oro con circa 25-30 secondi sugli inseguitori, quando viene placcato da uno spettatore, evidentemente uno squilibrato. Perderà secondi preziosi e soprattutto il ritmo in una fase cruciale della gara e finirà terzo dietro Stefano Baldini e Mebrahtom Keflezighi.

Ne avrebbe avuto per recriminare contro il “fato”, eppure al suo arrivo lo si vede felice, mimare un aeroplano e mandare baci alla folla. Anche nel post-gara, con grande sportività riconoscerà il pieno merito della vittoria di Stefano Baldini.

Certo, uno sportivo, come ogni uomo, può sbagliare.

Dopo l’accaduto Paris si è limitato a dire, con assoluta noncuranza: “Mi si è sganciato lo sci. Stessa curva di due anni fa. Ora dobbiamo controllare ancora l’attacco perché è strano come è successo. Mi è scappata qualche bestemmia dopo lo sgancio. Resta comunque la medaglia olimpica e va bene così” (fonte: Gazzetta dello Sport).

Sarebbe invece stato bello sentire, da chi ha offeso in diretta nazionale il Dio in cui credono tante persone in Italia, delle parole di scusa e di ammissione di responsabilità.

Come accaduto, proprio in questi giorni, ad un altro protagonista di una pagina di sport non edificante.

Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter, procura, con un’evidente simulazione, il secondo cartellino giallo ai danni di Kalulu al 42’ del primo tempo nel delicato match contro la Juventus, esultando poi vistosamente nel momento in cui l’arbitro prende la decisione di espellere l’avversario.

In tale caso, il giocatore dell’Inter ha usato parole inequivocabili: “Ho sicuramente accentuato la caduta..per provarne a trarne vantaggio.. ma la cosa che mi dispiace di più è sicuramente la reazione che ho avuto dopo, che è stata una reazione brutta da vedere… mi dispiace aver agito in quella maniera .. ringrazio chi ha detto la verità, chi ha detto: Bastoni ha sbagliato, è stato uno stupido”.

Sottoscriviamo quindi le parole dell’atleta della squadra di Milano: “L’essere umano deve avere il diritto di sbagliare ma deve avere anche il dovere di riconoscere questo errore e io son qua appositamente per questo”. (qui le sue dichiarazioni https://www.sportmediaset.mediaset.it/video/calcio/la-verita-di-bastoni-ho-accentuato-e-sbagliato-chiedo-scusa-ma_109133964-202602k.shtml)

Sì, perché le scuse non sminuiscono il valore dell’uomo e dello sportivo, anzi, lo accrescono e il successo, nello sport come nella vita, non deve diventare l’unico parametro dal quale si giudica il valore di una persona

Vogliamo concludere con la riflessione dell’attore James Van Deer Beek, indimenticato attore della fortunata serie Dawson’s Creek, di recente scomparso per cancro. Egli, privato dalla malattia di dimostrare con le azioni di essere un marito amorevole, un padre premuroso, un custode della casa familiare, attitudini con le quali si era fino a quel momento definito come persona, si è domandato: chi sono io, ora, nella malattia? “Sono degno dell’amore di Dio, semplicemente perché esisto” è la risposta che si è dato (qui il suo video https://www.youtube.com/shorts/dIG1265ZxwA).

Tutti noi, e probabilmente anche Dominik Paris, dovremmo imparare a ripetercelo quando affrontiamo insuccessi o delusioni nella nostra vita.