Nicola Porro e quel dettaglio che fa la differenza

ATTUALITÀ

5/20/20263 min read

I particolari spesso fanno la sostanza: vale per un gesto delicato che riceviamo da un nostro conoscente, vale per un'opera d'arte dai dettagli ben rifiniti, vale per la semplice scelta delle parole.

Le parole, lo sappiamo e lo ripetiamo di sovente, feriscono più di una spada; sono in grado di rialzare chi non ce la fa più (quante volte un’esortazione accorata di nostra madre ci ha permesso di riprendere fiducia e ripartire?), parlano di noi, della nostra intelligenza e della nostra storia; danno voce a sentimenti che rimarrebbero celati nel nostro intimo.

Ed è un episodio di estrema attenzione per il peso e il valore delle parole che, con questo articolo, decidiamo di raccontarvi. Un episodio che ai più sarà passato inosservato ma che è in grado di parlarci ancora oggi del rispetto per Dio e per la fede.


Il 18 maggio, come ogni lunedì, è andato in onda su Rete Quattro Quarta Repubblica, noto talk show che affronta tematiche politiche, economiche e sociali, guidato dal giornalista Nicola Porro.

Al di là delle simpatie politiche del conduttore (che possono piacere o meno), il programma si presenta quasi sempre abbastanza equilibrato garantendo allo spettatore di ascoltare opinioni diverse in un clima che di rado trascende i limiti della civile conversazione.


Porro è parte attiva nel dibattito e talvolta pone domande scomode, a cui non si prestano facili risposte.

Notoria è l’abitudine sua – ma anche di molti altri conduttori - di interrompere sul più bello l’ospite di turno qualora i tempi non consentano di proseguire il dialogo o nel caso urga la pubblicità. Proprio i ritmi serrati con cui solitamente è condotto il dibattito rende l’episodio ancora più significativo.

Gli ospiti stanno discutendo del tragico incidente-attentato avvenuto a Modena sabato 16 maggio, cercando di ipotizzare il movente alla base del folle gesto. Per tale ragione Porro fa proiettare il testo di una mail inviata dall’autore, Salim El Koudr, all’Università di Modena in cui il giovane offende i cristiani e Gesù, esprimendo il desiderio di bruciare il crocifisso. Porro decide di leggere solo l’attacco rivolto ai cristiani, omettendo la seconda parte, la minaccia indirizzata a Gesù. Il motivo? È il giornalista stesso a spiegarlo subito dopo: “Io nemmeno leggo quello che forse considero una bestemmia”.

A incalzarlo però è uno degli ospiti, Andrea Ruggieri, che esorta il collega a pronunciare con coraggio quanto scritto da El Koudr per permettere agli spettatori di comprendere appieno la sua personalità.

Porro, però, non si smuove dal suo proposito, probabilmente anche perché il testo è lì che campeggia sul monitor dietro gli ospiti (e chi segue lo spettacolo può leggere). Perde tempo, quel tempo per lui così prezioso. Insiste nel suo rifiuto a pronunciare una frase che lui considera una bestemmia, contrapponendosi al suo interlocutore: “Io penso che in televisione si possa evitare...è una tradizione nostra culturale, certe cose non si dicono e non si leggono”.

È davvero bello che una lezione sul rispetto di Dio e della fede giunga così, inaspettatamente, da un giornalista dal pensiero laico, liberale, come ama definirsi lui stesso, che crede nei diritti inviolabili dell’individuo (e quindi anche nella libertà di espressione) ma che allo stesso tempo ritiene che su certi temi più che in altri le parole contino.

Di frequente, nella battaglia contro la bestemmia, i detrattori ripetono che le espressioni blasfeme sono solo parole, suoni che non significano nulla e che i problemi riguardano la sostanza. Ebbene, lunedì sera un giornalista ci ha dimostrato che onorare Dio anche nella cura del proprio vocabolario non è secondario, che dietro la forma si cela in realtà la sostanza.

Qualcuno potrà dire che l’atteggiamento del giornalista sia stato finalizzato a “mostrificare” il colpevole, anche stigmatizzando le sue parole blasfeme. Noi non lo sappiamo. Il cuore è un mistero o, per dirla con Manzoni, “così fatto è questo guazzabuglio del cuore umano”; solo Dio lo conosce.  Quello che è certo è che il conduttore, in prima serata, ha enunciato un principio perfettamente cristiano: certe cose (le bestemmie) non si dicono e non si leggono.

Rispetta il nome di Dio

Combatti la bestemmia insieme a noi!

© 2025. All rights reserved.

segreteria.holyname@gmail.com

"Quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore" (Gs 24,15)

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.  Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7.3.2001 n. 62. Alcune immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email in modo da permetterne la pronta rimozione.