#Obiezione 2: la bestemmia è un semplice intercalare
PAROLA DI DIO E SPIRITUALITÀ
2/17/20264 min read


Non è raro che di fronte al vizio della bestemmia, credenti ed atei si giustifichino sottolineando come un’espressione blasfema sia un semplice intercalare, il cui valore linguistico e morale sia pressoché nullo.
Ed è la stessa impressione che abbiamo provato recentemente assistendo ad uno spettacolo teatrale di Stefano Accorsi dedicato al celeberrimo Odisseo: Nessuno. Le avventure di Ulisse. L’opera non è una semplice riproposizione dell’Odissea ma una rivisitazione in chiave esistenziale delle vicende dell’eroe greco.
Nonostante il tema impegnato, non mancano elementi di comicità che alleggeriscono le meditazioni più profonde del protagonista. In una delle scene iniziali, ad esempio, si assiste alla discussione dei Troiani in merito al misterioso dono del cavallo di legno, cavallo che come è noto nascondeva i nemici greci. Accorsi interpreta un improbabile Priamo, re di Troia, che con un accento emiliano intercala osservazioni serie e meno serie al nome di Dio, accompagnato ripetutamente da un non ben definito “bono” (la parte finale della parola è volutamente sfumata per lasciare forse spazio all’immaginazione e all’ilarità, evitando allo stesso tempo di cadere nella blasfemia). Al di là dell’opportunità di attribuire a Priamo, nobile sovrano della potente Troia, un linguaggio da osteria,
quello che preme evidenziare è come né l’attore né il regista abbiano pensato che quell’espressione martellante potesse urtare minimamente il pubblico. Sì, perché anche tra gli spettatori di un’opera teatrale possono essere presenti cristiani, desiderosi di svagarsi e acculturarsi senza dover sentire in qualche modo offeso il Dio in cui credono.
Il fatto appena raccontato mette in luce come la bestemmia o il semplice nominare Dio invano siano considerati dagli atei e talvolta dai cristiani peccati veniali sui cui sia giusto sorvolare, dedicandosi ai veri problemi che affliggono il mondo.
Ed è qui l’errore. Tralasciando la distinzione tra peccato mortale e veniale, sulla quale è bene approfondire il tema leggendo le pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica ( CCC, nn.1854-1864), vogliamo cercare di rispondere a questa semplicistica obiezione.
Che il nome di Dio sia santo e che sia fondamentale lodarlo e benedirlo, le Sacre Scritture non lasciano alcun dubbio.
Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome (Tb 11,14)
Loderò il nome di Dio con un canto (Sal 68,31)
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome (Fil 2,9)
L’inganno più sottile, tuttavia, sta nel considerare la parola “dio” un semplice suono, privo di significato, che per tradizione è divenuto parte di imprecazioni ed esclamazioni.
Innanzitutto, non convince l’idea che una parola, così importante storicamente e culturalmente, venga privata del proprio significato riducendosi al semplice significante, cioè al suono che le tre lettere della parola “dio” producono.
In secondo luogo, Dio è il nome della divinità in cui milioni di persone credono. Il fatto che moltissime persone pronuncino il suo nome associato ad insulti senza l’intenzione reale di offendere la divinità non costituisce una giustificazione. È sufficiente infatti pensare alla devozione con cui pronunciamo il nome delle persone che amiamo e al fastidio che potrebbe procurarci il sentire utilizzare il nome di nostra madre, del marito o della moglie, di un figlio come semplice suono e in compagnia di termini offensivi e volgari.
A chi, quindi, sostiene che la bestemmia è un semplice intercalare, dovremmo ricordare che a nessuno piacerebbe sentire pronunciare il nome di una persona cara a sproposito e con epiteti osceni.
Riguardo al rispetto con cui dovrebbe essere circondato il nome di chi amiamo (o di chi è amato dal nostro prossimo), richiamiamo un passo dello splendido romanzo di Alessandro Manzoni. Il narratore racconta le disavventure di Renzo che, dopo aver preso parte come osservatore e paciere alla sommossa di Milano, si reca nell’osteria della Luna piena. Qui, cerca di dissetarsi a suon di bicchieri di vino (a digiuno e senza alcuna esperienza di bevitore) e, a causa della prevedibile ebbrezza, inizia a farneticare riferendosi più o meno apertamente ai suoi nemici e amici, di fronte all’uditorio dei “compagnoni” della taverna, che divertiti se ne fanno beffe.
A quel punto il narratore onnisciente e sempre pronto a commentare le azioni dei suoi personaggi esclama:
Per buona sorte, in quel vaneggiamento, gli era però rimasta come un'attenzione istintiva a scansare i nomi delle persone; dimodoché anche quello che doveva esser più altamente fitto nella sua memoria (il narratore si riferisce a Lucia n.d.r.), non fu proferito: ché troppo ci dispiacerebbe se quel nome, per il quale anche noi sentiamo un po' d'affetto e di riverenza, fosse stato strascinato per quelle boccacce, fosse divenuto trastullo di quelle lingue sciagurate (cap. XIV).
Manzoni, con estrema sensibilità, evidenzia come il nome di Lucia, tanto caro a Renzo e al narratore stesso, non avrebbe dovuto essere pronunciato in un contesto simile, tra gente ubriaca e disonesta (così ci viene descritta la clientela dell’osteria), tra battute stupide e volgari.
Vogliamo auspicare, facendo nostre le parole de I promessi sposi, che chi abbia contratto la triste abitudine della bestemmia, possa comprendere l’amore che tante persone provano per il nome di Dio. Da questa scoperta potrebbe forse nascere il desiderio di evitare le espressioni blasfeme.
A tutti i cristiani, invece, che conoscono amici, colleghi, parenti che bestemmiano, auguriamo di trovare le parole giuste per difendere il nome di Dio. Chiedere a chi ci è vicino di rispettarlo non è una pretesa irragionevole o, peggio ancora, antiquata: è una richiesta di civiltà, di rispetto per ciò che amiamo, un tentativo di proteggere dallo scherno e dall’ingiuria quanto per noi è prezioso.
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
© 2025. All rights reserved.
segreteria.holyname@gmail.com
"Quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore" (Gs 24,15)
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7.3.2001 n. 62. Alcune immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email in modo da permetterne la pronta rimozione.
