#Obiezione 3: le priorità sono altre (specie per un non credente)

PAROLA DI DIO E SPIRITUALITÀ

4/14/20264 min read

Ed eccoci dunque alla possibile terza obiezione che potrebbe sollevare chi, credente o non credente (in questo articolo ci soffermeremo sui non credenti, mentre in un successivo parleremo dei cattolici), si sentisse rivolgere l’invito a contrastare l’abitudine di bestemmiare presente nella nostra società.

Oggi trattiamo di un grande classico, così diffuso da aver meritato anche il conio di un neologismo.

La Treccani definisce infatti il benaltrismol’atteggiamento polemico, molto diffuso in politica, di chi ammonisce che non bisogna occuparsi di una data questione perché sarebbero ben altre, più importanti, quelle da affrontare”.

In effetti, uno dei campi dove si rinvengono i più eccellenti specialisti del benaltrismo è proprio l’agone politico.

Un partito politico propone di realizzare un’opera pubblica e un altro osserva subito che sarebbe stato molto più urgente destinare quelle risorse al sostegno delle classi più disagiate. Un gruppo di senatori presenta un disegno di legge per abbassare l’Irpef e il segretario di un altro colore politico fa subito presente che la priorità è diminuire le liste di attesa. A chi suggerisce di investire per la qualità dell’ambiente, viene rinfacciato che bisogna prima pensare alla sicurezza dei cittadini. La lista potrebbe continuare a lungo.

Tuttavia, poiché i politici sono lo specchio della società che li esprime, non dobbiamo pensare che i relativi vizi ci siano alieni.

E, infatti, anche il benaltrismo ha nelle conversazioni al mercato o al bar i suoi cultori, che ne fanno largo uso. “Il problema della bestemmia nella società o delle offese ai simboli e ai valori del cattolicesimo? Fossero questi i reali problemi!”. Questa potrebbe essere una frase tipo, dell’amatore del benaltrismo, pronunciata di solito con una certa dose di sufficienza nei confronti dell’incauto interlocutore.

Tuttavia, questo modo di ragionare è intrinsecamente fallace perché confonde il giudizio tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male, con quello tra il più e il meno importante.

Per esempio, usare un linguaggio corretto, senza trivialità e volgarità, è una cosa giusta e desiderabile e, in molti casi assolutamente necessaria.

Chi di noi, ad esempio, se avesse il piacere di incontrare il Presidente della Repubblica gli si rivolgerebbe usando parolacce?

Allo stesso tempo, tuttavia, siamo tutti consapevoli che ci sono cose più importanti. Ad esempio, è certamente prioritario essere onesti e sarebbe una magra consolazione dal punto di vista morale essere dei ladri che parlano un italiano forbito e rispettano il galateo di Monsignor della Casa.

Tuttavia, anche il primo aspetto (evitare trivialità e volgarità), che ci potrebbe sembrare trascurabile agli occhi del secondo (l’onestà), si rivela in tutta la sua dirompenza se consideriamo cosa accadrebbe se esso venisse meno.

Si pensi se in ogni esercizio pubblico venissimo apostrofati con pesanti offese e volgarità, anche in tono soltanto scherzoso. Potremmo avere (ma forse anche no) il desiderio di sperimentarlo – una volta – nel noto locale romano, ma dopo un po’ questa abitudine ci diventerebbe insopportabile ed è prevedibile che la stessa diventerebbe causa di alterchi, se non di vere e proprie risse.

Che diremmo, poi, di quel bambino che, ripreso dalla madre sulla necessità di rifare il letto e sistemare la stanza, obiettasse che è più importante studiare o che, redarguito sulla necessità di fare i compiti, dicesse alla madre che è prioritario occuparsi del caro-bollette o della fame nel mondo?

In definitiva, il benaltrismo costituisce molto spesso un argomento fallace.

Ma per quale motivo lo si utilizza? Lo stesso si rivela molto utile nelle conversazioni, costituendo il classico “buttare la palla in tribuna”. Quando si è a corto di argomenti sul tema specifico, diventa molto più facile spostare il punto della discussione, pescando tra le innumerevoli priorità di cui gli altri si dovrebbero occupare.

Già, perché il benaltrista spesso ricorre a questo espediente perché si sente in qualche modo colto sul vivo dalla obiezione che gli viene rivolta sul tema delle bestemmie e delle offese all’altrui credo.

Non è di puro buon senso chiedere che le persone utilizzino un linguaggio corretto, evitando espressioni blasfeme e che rispettino le convinzioni di un aspetto che tocca così in profondità l’essere umano come il suo credo? Certamente sì.

Tuttavia, questo comporterebbe per il benaltrista cambiare il suo modo di comportarsi, cessando da questo comportamento, se lo caratterizza, oppure farsi parte diligente, nei luoghi in cui ha una qualche responsabilità, per stigmatizzarlo.

Ma se i problemi veri sono il caro-bollette, la guerra, la disoccupazione, la criminalità, la povertà, è chiaro che colui che deve cambiare non sono io ma diventano i Capi di Stato, il Governo, il Parlamento, le Forze dell’Ordine, la Magistratura, le multinazionali che fanno troppi utili ecc.

Questo fa parte di un approccio molto diffuso per il quale i problemi o la situazione insoddisfacente che sperimentiamo hanno sempre una causa esterna, di solito al di fuori del nostro raggio d’azione: il governo, i genitori, la moglie/il marito, il capo in ufficio, la malasorte, la congiuntura economica.

È molto più faticoso guardarsi dentro e fare un percorso di crescita e maturazione per cambiare quello che è nel nostro raggio d’azione e nelle nostre possibilità.

Fare quella piccola parte di bene o di azione giusta e doverosa, potrà sembrare una cosa trascurabile ma ha il grande potere di cambiare le cose per davvero invece di lasciarci nella nostra inconcludente lamentazione.

Pertanto, a chi obietta che sono altri i problemi che non il pretendere un linguaggio civile, privo di bestemmie e di offese al credo altrui, si potrà ribattere: “Quello che chiedo è giusto o sbagliato? Se è giusto, per quanto tenue ti possa sembrare il nostro apporto, impegniamoci assieme per fare la nostra parte di bene e migliorare la società!”.

Rispetta il nome di Dio

Combatti la bestemmia insieme a noi!

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