“Pregherò”: da un grande successo degli anni ’60 l’invito a guardare a chi “ha la notte nel cuor”

MUSICA

5/29/20264 min read

Gli anni ’60 in Italia, musicalmente parlando, si sono caratterizzati anche per il diffondersi di cover di canzoni britanniche o statunitensi, complice anche il grande successo che le composizioni in lingua inglese stavano riscuotendo nel Belpaese.

Si trattò di un fenomeno diffuso e quasi solo a senso unico, poiché non vi furono, all’opposto, grandi esempi di cover in lingua inglese di canzoni italiane, con qualche rarissima eccezione (ad esempio la bellissima It’s now or never cantata da Elvis Presley sulle note di O sole mio).

I risultati furono molto vari: accanto a cover apprezzabili e che riscossero un discreto successo, come ad esempio Tutta mia la città della Equipe ’84 (cover di Blackberry way dei The Move), Senza luce dei Dik Dik (rifacimento di A wither shade of pale dei Procol Harum), Ho difeso il mio amore dei Nomadi (dal brano Nights in white satin pubblicato dai Moody Blues) vi furono altri rifacimenti decisamente meno riusciti.

Tra le cover più belle e che ha saputo replicare in Italia il successo del brano in lingua originale, c’è certamente Pregherò, brano inciso da Adriano Celentano nel 1962 e che ha raggiunto la vetta della classifica dei singoli in Italia.

La canzone è una cover della famosissima Stand by me di Ben E. King, brano pubblicato l’anno prima e a sua volta frutto di una rielaborazione di un brano gospel – Lord stand by me. Se tutti abbiamo nelle orecchie l’interprete di quella canzone, Adriano Celentano, certamente meno noto è l’autore delle parole e come le stesse furono stese.

Il testo è stato composto da Don Backy ed egli ha raccontato come sia stato redatto in una notte insonne all’albergo Des Etrangers a Milano dove alloggiava, in modo casuale.

Il giorno successivo, infatti, Richi Gianco avrebbe dovuto fare un provino per l’incisione in italiano della canzone Stand by me alla quale mancava però ancora il testo - affidato allo storico paroliere del clan di Celentano Miki Del Prete - ma ancora non realizzato.

Pertanto, svegliato nel cuore della notte e nell’incapacità di riprendere sonno, Don Backy si era messo a pensare ad un testo per la canzone da provare il giorno dopo, ed erano quindi fluite con naturalezza e in soli 15 minuti le parole di una composizione profonda e toccante.

In una recente intervista a Famiglia Cristiana (qui), Don Backy ha confermato quanto anche la sua situazione personale, il sentirsi solo e il ricercare un testo che potesse dare conforto, contribuirono alle genesi di quelle parole (“Fu proprio quella solitudine a ispirarmi, una notte, un testo che mi desse conforto: anche quando ci si sente spaesati, se si lascia che l’anima si faccia abbracciare dall’alto, si avverte l’amore”).

Il testo, presentato a Richi Gianco e Celentano il giorno dopo, colpì molto quest’ultimo, tanto che alla fine fu proprio questi a volerlo incidere.

Il brano si sviluppa sul dialogo tra un credente che si rivolge ad una ragazza che ha smarrito la fede pregherò / per te / che hai la notte nel cuor / e se tu lo vorrai / crederai”.

Che si tratti di una cecità fisica (una ragazza cieca e per tale ragione incapace di accettare la sua condizione e credere in un Dio misericordioso), come spiegato da Celentano e dallo stesso Don Backy nel suo sito, o di una tenebra del cuore, così diffusa ai giorni nostri (ricordiamo che le vendite di psicofarmaci sono aumentate in modo drammatico, specie tra i giovani), non cambia molto.

Offrire la prospettiva della fede è qualcosa che il cristiano è chiamato a fare, specie per le persone per le quali nutriamo sentimenti di affetto.

Infatti, nel testo, l’autore collega il proprio amore come segno della presenza di Dio “io t’amo, t’amo, t’amo, oh, questo è il primo segno che dà la tua fede nel Signor”.

Il cristiano che non annuncia Gesù, viene meno alla sua missione. “Tu, il tesoro che hai ricevuto con la tua vocazione cristiana, sei costretto a darlo: è la dinamicità della vocazione, è la dinamicità della vita” diceva infatti Papa Francesco (udienza generale 15.3.2023).

Un altro punto del testo ci dà un assist per una riflessione. “Non devi odiare il sole / Perché tu non puoi vederlo /Ma c'è / Ora splende su di noi”. Il riferimento del testo è chiaramente a Dio e ci porta a considerare quanto il rifiuto, la bestemmia, l’offesa a Dio, siano a volte causate da una incapacità di vederlo.

Il compito del cristiano è allora quello di entrare in dialogo con questi fratelli, per aiutarli in questa loro difficoltà, ossia nella loro incapacità di scorgere la presenza di Dio nella loro vita. Insomma fare da tramite, perché il Signore ci ha chiesto di occuparci del nostro prossimo e potrebbe avvenire proprio come narra il testo della canzone: “Egli sa che lo vedrai / Solo con gli occhi miei”.

Infatti, come ci ricorda l’Apostolo Paolo, con un invito implicito ad abbandonare le resistenze nel parlare del nostro credo: “Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?” (Rm 10,14).

Nei cuori di molti, anche lontani dalla fede, dimora quella che è la nostalgia di Dio con la quale a volte è difficile convivere. Così scriveva infatti Indro Montanelli: “Quando io dico che mi manca la fede, lo dico con disperazione, non con protervia”.

Don Backy, scrivendo il testo di Pregherò è uscito da quella “comfort zone” di tanti autori, sulla rima cuore/amore, per toccare un tema – quello della spiritualità – certamente poco frequentato (e ai giorni nostri praticamente quasi sconosciuto).

Lo ha fatto anche in altre occasioni, ad esempio con la stupenda e notissima L’immensità, ma anche, in tempi più recenti (2017) e con grande coraggio, con la quasi sconosciuta Nel vento, che tratta il tema dell’aborto con il racconto dei sogni di un bambino non nato.

Insomma, da questa canzone possiamo trarre l’insegnamento che c’è sicuramente molto che possiamo fare per chi non crede. Pregare certamente, ma anche ascoltare il disagio del nostro fratello e offrire un raggio di luce per chi “ha la notte nel cuor”.

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