Una scritta luminosa a Marostica annuncia l’amore di Gesù
TESTIMONIANZE
8/17/20263 min read


La cittadina è nota soprattutto per la famosissima rievocazione storica che trasforma la piazza in una scacchiera su cui pedine umane, riccamente vestite in abiti medievali, si sfidano ad un’emozionante partita. Marostica, però, riserva molte altre bellezze per il turista che decida di visitarla: il Castello Inferiore con i suoi camminamenti, il Castello Superiore e le mura che sembrano abbracciare il colle Pausolino ai piedi del quale sorge la città, gli splendidi panorami che si possono ammirare da diversi punti di osservazione.
Marostica, tuttavia, non è solo arte ma nasconde una sorpresa per i viaggiatori che abbiano occhi e cuore per notarla e per meravigliarsi. In un’arteria stradale importante, ai margini del centro storico, si incontra un’abitazione. È il mese di gennaio quando ci troviamo per caso a passare in quel punto della cittadina. Ad un tratto appare una scritta luminosa. Certo – pensiamo - non può essere una luminaria natalizia dimenticata da due mesi sul balcone da un proprietario particolarmente distratto o pigro. Non appena raggiungiamo la casa con l’auto, riusciamo a leggere con stupore la scritta: “Gesù ti ama”.
Le parole ci colpiscono anche perché sono le stesse che campeggiano nel materiale antiblasfemo che diffondiamo.
Ed è così che ci riproponiamo di contattare il proprietario dell’abitazione, Giuseppe Bortoli. Gli scriviamo senza la certezza di ricevere una risposta che, invece, giunge rapida e ci permette di approfondire la sua testimonianza mediante una telefonata.
Giuseppe, un pastore evangelico dalla voce affabile, ci racconta i tratti salienti della sua vita e della sua conversione.
Nato in una famiglia cattolica, a quattordici anni perde il padre e comincia a provare rabbia e desiderio di ribellione. Abbandona la pratica religiosa e inizia a bestemmiare; per lui è un modo di esprimere le sue emozioni negative. Inizia a lavorare in un mattatoio e lì le bestemmie accompagnano senza sosta il duro lavoro. Infine, su suggerimento della madre, decide di cambiare lavoro e comincia a prestare la sua opera in una fabbrica tessile.
Qui, nella grigia routine del lavoro, incontra un collega coraggioso, un evangelizzatore che lo invita a casa sua e gli parla di Gesù. Quest’uomo ha compreso il disagio e la disperazione in cui vive Giuseppe, che ormai ha ventiquattro anni, e cerca di aiutarlo. Lo esorta a partecipare agli incontri di preghiera della chiesa evangelica che frequenta e Giuseppe accetta.
Da lì nascerà la sua conversione, conversione totale, che lo porterà a dedicare la propria vita a Gesù e ad abbandonare l’uomo vecchio e con esso anche il vizio della bestemmia.
L’idea di evangelizzare attraverso una scritta luminosa nasce alcuni anni fa. Da allora, molti gli scrivono ringraziandolo per il messaggio di speranza che diffonde e per l’invito indiretto a pensare a Dio, anche in una giornata carica di incombenze e problemi. Alcuni gli hanno chiesto di tenere accesa la scritta tutto l’anno e non solo a Natale, come Giuseppe faceva inizialmente.
Il suo impegno per l’evangelizzazione non si ferma qui. Giuseppe ci racconta altre iniziative ed episodi significativi.
Vicino alla sua abitazione c’è un muro sul quale vengono appese le epigrafi. Da tempo, ogni giorno, il signor Bortoli attacca, accanto agli annunci, un passo della Parola di Dio cosicché il pensiero della morte sia sempre accompagnato dalla speranza nell’amore del Padre, che ci parla attraverso la Bibbia.
Giuseppe condivide con sua moglie e la sua comunità anche l’impegno contro la bestemmia. Un giorno lui e sua moglie entrarono in un bar della cittadina ed un uomo cominciò a bestemmiare ad alta voce. La moglie iniziò a benedire Dio in modo tale che la potessero udire. L’uomo in questione si stupì e chiese che cosa stesse accadendo. La moglie rispose con semplicità che se lui poteva maledire Dio ad alta voce, lei poteva benissimo lodare il suo nome. L’uomo rimase senza parole.
In un’altra occasione, alcuni membri della sua comunità si recarono in visita in un piccolo paese del Friuli. Entrati in un bar, furono colpiti dalle numerose bestemmie e chiesero spiegazioni alla barista, che giustificò il comportamento definendolo “un’abitudine del luogo”. Il giorno dopo, fecero ritorno dal Veneto a Vajont per distribuire nei luoghi pubblici dei volantini contro la bestemmia.
Insomma, è bello scoprire che, anche in una confessione diversa come quella evangelica, il rispetto per il nome di Dio è intimamente legato alla fede nel Suo amore e alla passione per l’evangelizzazione.
Preghiamo il Signore perché anche nella nostre comunità parrocchiali cresca sempre più il desiderio di annunciare Gesù a chi non lo conosce e lo rifiuta, con quella fantasia e quel fervore che solo lo Spirito Santo è in grado di ispirare.






Rispetta il nome di Dio
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