Wolf: un esempio di impresa e spiritualità a Sauris
ATTUALITÀ
12/29/20253 min read
Sauris (UD) è un piccolo borgo immerso nelle Alpi Carniche, che conta quasi 400 abitanti e che ha mantenuto nel corso del tempo intatte le tradizioni e il suo aspetto caratteristico. È composto da tre frazioni – Sauris di Sotto, Sauris di Sopra e Lateis – ed è situato ad una altitudine che varia tra 1.000 e 1.400 metri.
In questo caratteristico borgo si parlano, oltre all’italiano e al friulano, un dialetto locale, di origine germanica (più nello specifico appartenente al gruppo linguistico del bavarese meridionale).
Sauris – Zahre nella parlata saurana – costituisce quindi una vera e propria isola germanofona e se la leggenda narra che il paese fu fondato da due soldati tedeschi, l’esposizione del Centro Etnografico permette di capire bene la storia e le tradizioni di un borgo così unico.
Ma cosa può raccontare al visitatore questo abitato così particolare?
Certamente tante cose. Dopo una lunga risalita seguendo il percorso della strada provinciale n. 73, si giunge alle frazioni che costituiscono il Comune di Sauris.
L’isolamento vissuto da questo paese (si pensi che fino agli anni ’50 era difficilmente raggiungibile e nei mesi invernali rimaneva spesso isolato) è stato allo stesso tempo causa di difficoltà e di inaspettate opportunità, permettendo che si sviluppassero delle eccellenze che si sono fatte conoscere al di fuori dei confini di questa piccola comunità.
Si pensi ad esempio alla birra artigianale, che porta come nome il toponimo del luogo in saurano (Zahre) e al prosciutto affumicato di Sauris Wolf.
Infatti, la pratica della affumicatura è stata certamente una necessità per conservare gli alimenti data la rigidità del clima ma si è rivelata, con il tempo, una caratteristica assolutamente vincente per rendere il prosciutto del luogo così riconoscibile e apprezzato.
Noi vorremmo però svolgere una sottolineatura che si accorda con le esigenze dello spirito. Nella pace di questa località di montagna, ancora capace di regalare ritmi lenti e serenità, potreste avere il desiderio di fare la visita al prosciuttificio Wolf e al suo punto vendita.
Sul piazzale antistante lo stabilimento, campeggia un’installazione, che raffigura tre libri sovrapposti. In quello alla base, si ricorda l’anno di nascita di Pietro Schneider, detto “Wolf” (1862), il cui lavoro come norcino avrebbe ispirato, negli anni ’60 del secolo successivo, il nipote all’avvio dell’attività di impresa che oggi conosciamo.
In quello più alto, invece, c’è la frase “Dio nostro in Te speriamo, Tu che hai fatto tutto”, con rimando alla parola contenuta nel libro del Profeta Geremia (cfr. Ger 14,22).
È bello sottolineare questa coraggiosa testimonianza di fede, così semplice e allo stesso tempo evidente, perché difficilmente può passare inosservata al visitatore.
Siamo purtroppo abituati a veder ad attribuire a Dio ogni avversità che l’uomo incontra, anche quelle per le quali quest’ultimo è l’unico responsabile, ed è quindi significativo che in un luogo in cui si è dovuto e si deve tuttora far fronte a notevoli difficoltà (si pensi cosa vuol dire fare impresa in una piccola località di montagna), il pensiero che si esprime è quello dell’affidarsi con filiale fiducia al Padre.
Questa scritta dà anche il senso di come, nella vita del credente, non debba esserci separatezza tra il momento del culto e della preghiera e quello delle occupazioni quotidiane, tra le quali il lavoro.
San Paolo esortava infatti la comunità dei Tessalonicesi con queste parole: “Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1 Ts 5, 18). Un monito, quello dell’Apostolo delle genti, che ci tocca da vicino perché egli aveva saputo coniugare la dedizione totale all’annuncio e alla missione con l’attività di piccolo artigiano per non essere di peso a nessuno, lavorando come tessitore di tende (vedasi, ad esempio, At 18,3).
Possiamo poi osservare che, nel lavoro, e nell’attività di impresa nello specifico, siamo chiamati come cristiani ad andare al di là della sola logica del profitto, logica che, portata all’estremo, conduce alla disumanizzazione.
Lo ha ricordato Papa Leone, nella omelia della Notte di Natale sottolineando il senso dell’Incarnazione: “Mentre un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona”.
Sono allora certamente da apprezzare, per il senso profondo che rivelano nel fare impresa, le parole di Stefano Petris, amministratore delegato della società, che ha rilasciato a Kadmos, dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia: “Qui abbiamo una forte cultura del territorio che spinge ognuno di noi a portare il proprio contributo per il Bene Comune. Ad andare oltre la comoda abitudine della delega. L’Amministrazione locale o la Pro Loco non hanno i mezzi sufficienti per risolvere tutti i problemi di ordine pubblico. Bisogna dunque essere al loro fianco, come privati”.
Un piccolo segno accompagna infine chi accede al punto vendita della società a Sauris: nel negozio, al tempo della nostra visita, erano esposti alcuni vangeli tascabili, a disposizione dei clienti.
Un modo discreto per dimostrare come le esigenze del corpo non possano prescindere dal ritemprare lo spirito.
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