Discorrendo un mattino al bar su Carlo Acutis
MAGISTERO E VITA DEI SANTI
3/24/20264 min read


Ognuno di noi, probabilmente, ha tra i propri conoscenti ed amici quello che si può definire un saccente.
Nel caso di Tommaso, il saccente si chiamava Pierferdinando.
Un'intelligenza e un ego sopra la media, il vestito elegante e l’aria di chi è sempre impegnato in affari e vicende che superano l’ordinaria e grigia vita dell’uomo medio.
Nel caso di Pierferdinando egli univa la sua saccenza ad un'indubbia capacità affabulatoria e se intratteneva una conversazione, spesso dava l’impressione quasi di declamare, come se si trovasse di fronte ad un importante uditorio, piuttosto che di fronte ad un quasi silente interlocutore.
Come ogni buon saccente che si rispetti, Pierferdinando non aveva confini nella mappa del sapere e su ogni tema appariva informato: egli dava anzi l’impressione di avere accesso a qualche conoscenza superiore che al povero interlocutore di turno era inevitabilmente preclusa.
Tommaso era reduce da poco dall’aver constatato come la bestemmia fosse incredibilmente diffusa e tollerata sui social (qui il racconto) e deciso ad esternare la sua indignazione.
Gli capitò una mattina di incontrare al bar sotto l’ufficio Pierferdinando, intento a bere un caffè, appoggiato al tavolino, con uno sguardo al Corriere della Sera e uno al cellulare.
Lo salutò cordialmente ed esitò per un attimo.
Pierferdinando non era propriamente un credente, probabilmente andava a messa a Pasqua e Natale, e tuttavia anche quando Tommaso discorreva con lui di tematiche di fede, gli capitava spesso di sentirsi inadeguato.
Dopo qualche scambio di battute sulle sorti della nazionale di calcio impegnata di lì a breve nel play-off per accedere al mondiale, buttò lì la sua indignazione per quanto la bestemmia fosse diffusa e tollerata come cosa del tutto normale, nemmeno da censurare come violazione del bon ton.
Pierferdinando sollevò il capo e con un sospiro disse che la Chiesa aveva certamente problemi più seri ai quali pensare: la pace nel mondo, le disuguaglianze sociali, le questioni legate all’intelligenza artificiale, l’ambiente. “Penso proprio che il Papa abbia altre cose per la testa” osservò Pieferdinando con l’aria di chi ha accesso a confidenze riservate, considerando in cuor suo chiuso l’argomento.
Tommaso non si diede per vinto e gli fece presente che per tanti Santi la bestemmia è un peccato molto grave: “Per San Bernardino da Siena, ad esempio, è il maggiore che ci sia e la lingua del bestemmiatore è una spada che trafigge il nome di Dio”.
Per l’uomo di oggi, abituato a rotolare senza attrito sul piano inclinato del relativismo, senza alcun dialogo in termine di Verità, tali parole devono fare l’effetto dello stridore delle unghie sulla lavagna.
E infatti Pierferdinando fece una smorfia come se quello stridore lo avesse sentito: “Ma caro Tommaso, tu sei rimasto al Medioevo” - disse con l’ingiustificata supponenza con la quale si indica spesso quel periodo storico - “devi aggiornarti, così come deve farlo la Chiesa se vuole sopravvivere”.
Tommaso fu quindi sommerso da un profluvio di citazioni di teologi, vaticanisti, opinion leaders che indicavano alla Chiesa la strada della modernità. Un paio di uomini del tavolo vicino, assentivano con il capo.
Boccheggiando, Tommaso si ricordò di aver letto il pensiero di Padre Pio, sempre molto severo con la bestemmia. A mezza voce accennò: “Ma pur Padre Pio, negli anni ’60…”. Ma Pierferdinando, sbuffando per tanta petulante insistenza, non lo lascò terminare e gli ricordò che gli anni ‘60 del secolo scorso possono considerarsi un’era geologica passata e che da allora l’umanità aveva fatto passi da gigante: i diritti civili, il progresso scientifico, le frontiere crollate, la globalizzazione e internet!
Tommaso era metaforicamente alle corde. Proprio la parola internet gli accese però una lampadina nel cervello.
Il pensiero andò velocemente a un santo dei nostri giorni, che aveva capito che internet poteva essere un veicolo per far sperimentare a più persone l’amore di Gesù.
Proprio prima di morire aveva realizzato, ad appena 15 anni, un sito dedicato alle opere di volontariato dei Gesuiti ed era stato capace di ideare e realizzare, grazie alle sue conoscenze informatiche e a soli 14 anni, una mostra virtuale sui miracoli eucaristici, che ancora oggi attira migliaia di visitatori di ogni parte del mondo.
Si trattava naturalmente di Carlo Acutis, canonizzato da Papa Leone il 7 settembre 2025.
Tommaso aveva letto le pagine toccanti del libro che la madre di Carlo, Antonia Salzano Acutis, aveva scritto con Paolo Rodari (“Il segreto di mio figlio. Perché Carlo Acutis è considerato un santo”) e che svelavano tanti aspetti della quotidianità di suo figlio.
Era rimasto colpito dalla figura di un ragazzo di grandissima profondità e maturità, sia nel considerare il traguardo cui mira l’esistenza sia nel riflettere su di essa, nell’affrontare la malattia e la morte, così come dal suo cuore generoso verso il prossimo cui si accompagnava una grande umiltà e una gioia nel vivere le virtù evangeliche.
Anche Carlo Acutis, come tanti altri Santi, considerava la bestemmia un peccato gravissimo e interveniva, seppure con la dolcezza che gli era propria, per rimproverare chi le pronunciava.
Pierferdinando al nome di Carlo Acutis frenò la sua vena oratoria e fissò Tommaso con uno sguardo tra l’assente e il rivolto verso il cielo. Temeva un quadretto agiografico e diffidava delle canonizzazioni che riteneva una operazione di marketing della Chiesa per far parlare di sé, ma forse gli era giunta l’eco delle doti di questo ragazzo morto ad appena 15 anni.
La bonaccia nella eloquenza del suo interlocutore, lasciò tempo a Tommaso di raccontargli un fatto occorso a Carlo Acutis e raccontato dalla madre nel libro.
In una piscina comunale ad Assisi, Carlo si era rivolto a un gruppo di giovani che bestemmiavano per chiedergli di smetterla. Il gruppo di ragazzi aveva risposto minacciando Carlo che era ovviamente solo e quindi in condizioni di inferiorità. Egli però non si era fatto intimidire e aveva loro citato proprio una frase di Padre Pio, che Pierferdinando aveva giudicato antiquato. E poi anche quelle di Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino e perfino quella di San Bernardino da Siena che Tommaso ricordava.
I ragazzi avevano ascoltato Carlo, un po’ storditi, e poi se ne erano andati lasciando senza esito le loro minacce.
Gli occhi di Pierferdinando mutarono espressione e una luce di interesse si accese nei suoi occhi.
Per lui, l’idea che un adolescente arrivasse a farsi minacciare per una cosa come impedire le altrui bestemmie e non arretrasse di fronte ad esse con il rischio concreto di una mala parata era una cosa inspiegabile, ma che destava in lui una ammirazione che forse non aveva il coraggio di ammettere a Tommaso e forse nemmeno a se stesso.
Il cellulare di Pierferdinando squillò e lo riportò di colpo alla realtà pressante degli affari. Rispose alla chiamata ma poi, coprendo per un attimo il microfono del cellulare, chiese a Tommaso: “Come hai detto che si intitola quel libro che hai letto su Carlo Acutis?”
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
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