Viva Dio: c’è intercalare e intercalare
PAROLA DI DIO E SPIRITUALITÀ
9/3/20262 min read
C’è intercalare e intercalare. Sì, perché quando si parla di bestemmia il problema viene spesso e subito derubricato ad abitudine un po’ rozza dell’Italia e specialmente di alcune regioni italiane. Dovrebbe essere però chiaro che non tutti gli intercalari siano di uguale peso culturale e morale (qui l’articolo) e che, in ogni caso, ciascuno è libero di scegliere quale parola o frase utilizzare come rafforzativo delle proprie affermazioni. E le nostre scelte, da quelle più insignificanti a quelle fondamentali, rivelano chi realmente siamo.
Forse a qualcuno sarà capitato di sentire pronunciare l’espressione “viva Dio” (con la grafia più diffusa “vivaddio”) nei talk show televisivi o dal proprio interlocutore.
Come per la bestemmia, non è dato sapere quanto quell’esortazione nasca veramente dal cuore o sia priva di reale intenzionalità. Certo, solo Dio “vede il cuore” mentre l’uomo guarda le apparenze (1 Sam 16,7). Noi possiamo solo riflettere su quanto queste parole possano dire di chi le pronuncia e quale effetto possa provocare in chi le ascolta.
Sicuramente, anche con questo intercalare, di sovente il nome del Creatore è pronunciato senza il dovuto rispetto e in contesti discutibili. Questo è quanto emerge dall’esempio riportato dal dizionario della Hoepli: “Dovrà fare i conti con me, vivaddio”. Il nome santo di Dio è, in questo caso, usato come rafforzativo di una frase che esprime rabbia e ostilità ed è manifestamente un modo irriverente per nominarlo.
In altre circostanze, invece, tale espressione, se pronunciata con fede e amore verso Dio, può avere effetti benefici nella comunicazione, sia per il mittente che per il destinatario del messaggio. Immaginiamo, di riuscire a trovare le chiavi della macchina che pensavamo di aver perduto. Invece di bestemmiarLo per il tempo perduto a cercarle, potremmo ringraziarLo con un “viva” una volte ritrovate.
E così questa espressione – se usata con rispetto e fede, lo ribadiamo – può essere una testimonianza e allo stesso tempo una terapia per noi.
“Viva Dio”, innanzitutto, ricorda a chi ascolta che Dio c’è e che, poiché esiste, il suo nome può essere oggetto di lode e non solo di oltraggio (come comunemente accade).
“Viva Dio” insegna che, di fronte a qualcosa di bello e di giusto, è possibile ringraziare Dio dal quale ogni cosa proviene. Significa riconoscere il suo potere e la nostra dipendenza da lui.
“Viva Dio” testimonia uno sguardo positivo sulla vita perché, se è facile accusare Dio del male che ci capita, spesso è difficile decidere di benedirlo per i doni che arricchiscono la nostra esistenza.
Lo stesso discorso vale per altre espressioni come “grazie a Dio”, “grazie al Cielo”, “se Dio vuole”. Sono piccoli segni della nostra fede e ricordano alla società, vittima di una terribile amnesia, l’importanza di Dio nella vita dell’uomo.
“Viva Dio” può diventare, quindi, un’amichevole preghiera di lode come nel caso dell’ignoto e singolare imbrattatore di muri che ha deciso di scrivere questa benedizione sul muro che delimita una zona militare di Brindisi (foto).
È certamente più frequente leggere insulti a ministri o capi di governo, agli avversari (che siano calcistici o politici) o romantiche dichiarazioni d’amore. Ebbene, qualcuno in questa strada un po’ periferica della città ha scelto di andare controcorrente e di ricordare al passante distratto che forse è il momento giusto per benedire Dio.
Rispetta il nome di Dio
Combatti la bestemmia insieme a noi!
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